Alfredo Facchini
Contro ogni menzogna.
Tutto ebbe inizio nel pomeriggio del 23 marzo 1944, in via Rasella, nel cuore di Roma. Un carretto della spazzatura, imbottito di esplosivo, distrusse una compagnia del battaglione nazista “Bozen”. L’azione di guerra partigiana fu il detonatore di una rappresaglia senza precedenti: per ogni soldato ucciso, dieci italiani avrebbero dovuto morire. Trecentotrentacinque. Più cinque, per eccesso di zelo.Il luogo scelto per l’esecuzione furono le antiche cave di pozzolana sulla via Ardeatina. Qui li portarono a gruppi: operai, studenti, professionisti, antifascisti, intellettuali, ebrei, detenuti politici. Non c’era una colpa comune da scontare, se non quella di esistere dentro un Paese occupato. Li fecero entrare nelle cave e li uccisero uno a uno, con un colpo alla nuca. Poi fecero saltare tutto. La dinamite, per nascondere il massacro nel silenzio.
Come ogni 24 marzo, riemergono anche vecchie menzogne. Da decenni, falsi storici avvelenano la memoria. Versioni deformate dalla malafede degli anti-antifascisti. Addirittura, colpe rovesciate.Si sostiene che i partigiani dei GAP avrebbero potuto consegnarsi per bloccare la furia nazista. In realtà, nessun ultimatum fu inviato ai partigiani. Le autorità naziste eseguirono il massacro prima ancora di annunciarlo. Solo alle 22:45 del 24 marzo un comunicato laconico rivelò l’eccidio: “dieci comunisti badogliani” per ogni soldato caduto in via Rasella.La menzogna del codice di guerra. Nessun codice scritto legittimava l’uccisione di dieci innocenti per un caduto. Fu Hitler in persona a ordinare la violazione di ogni legge militare.
La barzelletta dei “tedeschi innocenti”. Autore: Ignazio Benito La Russa. E chi poteva essere. In un’intervista, nel 2023, definì l’azione di via Rasella come un’azione contro “un gruppo di musicisti semi-pensionati” e non contro soldati delle SS. La realtà? Erano uomini tra i 26 e i 43 anni, appartenenti all’11ª Compagnia del III Battaglione del Polizeiregiment “Bozen”. Sebbene fossero uomini arruolati in Alto Adige (sudtirolesi), erano integrati nell’apparato di sicurezza tedesco. Erano soldati addestrati, armati di fucili e bombe a mano, impegnati in operazioni di controllo del territorio e di polizia militare. L’idea che fossero “musicisti” deriva dal fatto che spesso marciavano cantando, una pratica comune nei reparti militari dell’epoca.
In conclusione, quell’azione fu un atto di guerra legittimo, in una città occupata. Ogni falsità è un secondo tradimento verso quei 335 corpi.
La storia partigiana non è materia di opinione. Basta con le falsità.
