Alfredo Facchini
Franco Basaglia (11 marzo 1924 – 29 agosto 1980).
Franco Basaglia è stato il più grande rivoluzionario della Storia italiana contemporanea. Non un medico. Non uno psichiatra. Un demolitori di gabbie. Un bandito della ragione.“El dotor dei mati”: così lo chiamavano a Trieste.
Ha avuto la sfrontatezza di pensare l’impensabile. Ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce: chiudere i manicomi. Quanto c’era di più malvagio in quel paesone bigotto che era l’Italia nel 1978. L’istituzione totale, l’inferno legalizzato. Il luogo dove l’Italia perbenista seppelliva i suoi scarti.
«Perché i manicomi non si migliorano, si distruggono. Curare un paziente psichiatrico con l’elettroshock è come prendere a cazzotti un televisore per regolare la frequenza».
I manicomi erano mattatoi dell’anima: cancelli, sbarre, chiavi, inferriate, catene, lucchetti. E ancora: fasce, pasticche, siringhe, docce gelate, tamponi in bocca. Un girone di strilla e pianti, botte e stupri. Stanze di contenzione, celle di isolamento, letti piombati di cinghie. Brodaglie rancide, corpi infestati di pidocchi, la puzza di urina e feci che impregnava i muri. E sopra tutto questo, la voce neutra della psichiatria burocratica, quella che trasformava la sofferenza in scarto e lo scarto in fascicolo.
A quelli barellati e cinghiati imbracavano braccia e gambe. A quelli un po’ meno vivaci stringevano solo i polsi o solo le caviglie. Non era contenzione: era un esercizio di sadismo. Legacci che ti affondavano in un crepaccio buio, senza ritorno.Gli ospedali psichiatrici non curavano la malattia: erano la malattia. Entravi e sparivi. Non ne uscivi più. E se scappavi, commettevi reato.
Bastava che un “dottorunculo” certificasse che eri «pericoloso a sé e agli altri o che sia di pubblico scandalo». Una formula secca, tagliata a macchina da scrivere. Ti cancellava dall’anagrafe dei vivi e ti deportava in una cartella clinica.La legge del 1904, “sugli alienati di mente”, non era una legge medica. Era una legge di polizia. Scritta non per curare, ma per nascondere. Non per assistere, ma per punire. Dovevi sparire perché disturbavi il decoro urbano. Era l’Italia dei santi e dei poeti, sì, ma anche dei guardiani e dei cancelli. Un Paese che aveva paura della follia perché la follia non si può regolare a colpi di rosario e di manganello.Basaglia lo sapeva: la libertà è l’unica terapia. Non c’è farmaco che tenga. Non c’è camicia di forza che guarisca. Perché se ti tolgono tutto – nome, corpo, diritti, tempo – non perdi solo la libertà.Perdi te stesso. Per sempre!
