Il riconoscimento formale dello Stato della Palestina non basta. Servono sanzioni ed intervento militare.

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Il riconoscimento formale dello Stato della Palestina non basta. Servono sanzioni ed intervento militare.

Manuel M Buccarella

Sono tanti gli Stati che hanno provveduto al riconoscimento formale dello Stato della Palestina, in particolare ieri al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.

Premesso che non sono stati identificati i precisi confini di tale entità statuale – anche se dovrebbero essere quelli che delineano, da un lato, la Striscia di Gaza, dall’altro la West Bank (Cisgiordania), con il problema dei territori occupati dai coloni israeliani – il mero riconoscimento formale rimane un atto, benché apprezzabile, puramente simbolico.

Il riconoscimento, per essere dotato di concretezza ed efficacia, avrebbe bisogno dell’esercizio di pressioni e sanzioni forti e concrete a danno di Tel Aviv. Quelle che possono fare male all’economia israeliana, a partire dall’interruzione delle forniture di armi fino a quella del partenariato commerciale e via discorrendo. Ma neanche questo basta: è necessario un intervento militare forte e qualificato, possibilmente sotto l’egida dell’Onu, che protegga la popolazione inerme gazawa dagli attacchi genocidi dell’IDF e che contribuisca alla liberazione degli ostaggi superstiti. Ma bisogna agire in fretta. Difficile però pensare che questo possa accadere, atteso il potere di veto Usa. E allora truppe consistenti di “volenterosi” potrebbero fare la loro parte. Certo un compito non facile, visto che gli israeliani non dimostrano grande ragionevolezza.

Muhammad Ali al-Houthi, capo del Comitato Rivoluzionario in Yemen, così si esprime a proposito della soluzione dei due Stati: “La ‘soluzione’ dei due Stati è un tradimento della causa palestinese. Riconosce e confisca i territori occupati a beneficio dell’entità terroristica israeliana.Non ripristinerà i diritti dei palestinesi, né fermerà la violazione della regione da parte dell’entità sionista e i suoi tentativi di estenderne l’occupazione.Invitiamo l’Arabia Saudita e i regimi arabi e islamici a non fare del riconoscimento un processo di facciata o una copertura per la normalizzazione dei rapporti con l’entità sionista”.

In effetti, l’attuale configurazione dei “confini” della Palestina risente degli “espropri” adottati nel tempo a danno del popolo palestinese da Israele, con la complicità di buona parte dell’Occidente, per cui i territori palestinesi nel tempo, già dal 1947, si sono andati sempre più assottigliando, nonostante più della maggioranza della popolazione fosse palestinese.

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