Manuel M Buccarella
Siam pronti alla morte, Ucraina chiamò! Sembrerebbe dunque necessario dover cambiare almeno parte dell’Inno di Mameli, quanto meno quella che chiama direttamente all’estremo sacrificio per la Patria. E sì perché, da qualche settimana, il mainstream occidentale allarmato ci propina notizie di pericolosi droni russi nei cieli di Polonia, Romania ed ora anche Danimarca, con conseguente chiusura di scali aerei, e financo di sconfinamento di un caccia russo “vicino ai cieli dell’Alaska” e dunque in prossimità del Canada, salvo poi smentire la notizia, qualche ora dopo o al più 24 ore dopo.
I droni avvistati in Danimarca non erano russi o non si hanno prove che lo fossero, il caccia russo è stato permanentemente in cieli internazionali, senza mai sconfinare in Canada o Stati Uniti d’America. E se lo dice anche la Repubblica… Solo che la smentita spesso ha lo stesso peso della notizia, se pubblicata, dell’archiviazione delle indagini per l’indagato…
La manovra è evidente: allarmare l’opinione pubblica dei Paesi dell’Est Europa e della Nato che offrono assistenza militare, politica e finanziaria all’Ucraina per convincerla del rischio di un attacco russo e dunque della necessità del riarmo (ReArm Europe) investendo in armamenti, a detrimento di quel che rimane del Welfare, oppure prepararsi ad un incidente che possa portare allo scontro diretto tra la Nato (europea verosimilmente) e la Russia. Sul campo di battaglia l’Ucraina sta perdendo la guerra e Zelensky non vede l’ora di coinvolgere direttamente la Nato. La manovra disperata di Zelensky è quella di colpire le raffinerie di petrolio in territorio russo, sì da rallentare la produzione in danno non solo dei cittadini russi, ma anche di tank ed aerei russi, ma evidentemente non basta. È necessaria un’escalation…

