Silvana Sale
A Gaza lโinverno non รจ una stagione, รจ una condanna. Pioggia, fango, freddo e alluvioni si abbattono su una popolazione giร devastata da mesi di bombardamenti, sfollamenti forzati e distruzione sistematica, trasformando la sopravvivenza quotidiana in una lotta disperata contro la morte.
Non si tratta di una calamitร naturale, ma dellโesito diretto e prevedibile di un assedio imposto da Israele che impedisce lโingresso di aiuti essenziali e priva deliberatamente i civili dei mezzi minimi per vivere.Centinaia di migliaia di persone sono ammassate in tende di plastica, rifugi improvvisati tra le macerie, scuole distrutte, edifici pericolanti. Le piogge invernali allagano tutto, tende, giacigli, scorte di cibo. I bambini dormono nel fango, avvolti in coperte fradice quando ci sono, esposti a temperature rigide senza riscaldamento. Neonati e anziani muoiono per ipotermia, non per fatalitร ma perchรฉ Israele blocca lโingresso di materiali impermeabili, di stufe, di carburante, di generatori, di tende adeguate.
Morire di freddo nel XXI secolo, sotto gli occhi del mondo, รจ un crimine.Gli ospedali non funzionano. Non perchรฉ manchino i medici, ma perchรฉ manca il carburante per tenere accesi i generatori, perchรฉ non entrano medicinali, anestetici, attrezzature salvavita. Sale operatorie spente, incubatrici inutilizzabili, ambulanze ferme. Feriti che muoiono dissanguati, malati cronici lasciati senza cure, donne che partoriscono senza assistenza.
Non รจ un effetto collaterale, รจ il risultato diretto del blocco imposto da Israele.La fame รจ ovunque. Intere famiglie sopravvivono con un pasto al giorno o meno. Bambini denutriti, corpi indeboliti che non resistono al freddo, malattie che si diffondono perchรฉ lโacqua potabile รจ scarsa e contaminata. Le agenzie internazionali parlano di carestia, di malnutrizione acuta, di collasso totale del sistema alimentare. Eppure i camion carichi di cibo, acqua e beni di prima necessitร restano fermi ai valichi, bloccati o rallentati di proposito da decisioni politiche israeliane.
Impedire lโaccesso al cibo a una popolazione civile รจ una punizione collettiva. ร un crimine secondo il diritto internazionale.Gaza oggi รจ un territorio deliberatamente reso invivibile. Le case distrutte non vengono ricostruite perchรฉ non entrano cemento, legname, materiali di base. Le infrastrutture idriche ed elettriche sono al collasso perchรฉ non sono consentite riparazioni adeguate. Le strade sono macerie, i sistemi di drenaggio inesistenti, e ogni pioggia diventa un disastro. Non cโรจ via di fuga. Le frontiere sono chiuse. Il mare รจ proibito. Il cielo รจ controllato. Una popolazione intera รจ intrappolata, assediata, punita, assassinata.Non esiste alcuna giustificazione per tutto questo. Nessuna. Si sta colpendo una popolazione civile nel suo insieme, privandola deliberatamente dei mezzi di sopravvivenza. Questo ha un nome preciso, genocidio.
LโEuropa guarda e tace. LโItalia guarda e tace. Si parla di “preoccupazione”, di “complessitร ”, di “equilibrio”. Ma mentre i governi occidentali scelgono le parole piรน comode, a Gaza si muore ogni giorno di stenti, fame e crimini allucinanti. Il silenzio non รจ neutralitร , รจ complicitร . Continuare rapporti politici, militari ed economici senza condanna equivale a dare un via libera morale a questi crimini.
Non si puรฒ invocare il diritto internazionale solo quando conviene. O vale per tutti, o non vale per nessuno.Denunciare tutto questo รจ giusto, รจ rifiuto della disumanizzazione. ร chiedere giustizia per un popolo torturato, affamato, congelato, abbandonato. ร affermare che la vita dei palestinesi vale quanto quella di chiunque altro.
Questo inverno a Gaza non รจ una tragedia inevitabile. ร una scelta politica. E chi la compie, chi la giustifica, chi la tollera, ne porta la responsabilitร . La storia non assolverร il silenzio. Non assolverร lโindifferenza. Non assolverร chi ha visto e ha scelto di non agire.
Vergognosi e criminali.
