UCCIDERE IMPUNEMENTE: GAZA E MINNEAPOLIS

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UCCIDERE IMPUNEMENTE: GAZA E MINNEAPOLIS

Lavinia Marchetti

Potrebbero sembrare episodi diversi, culture diverse, in realtà la formazione è la stessa. ICE e IDF hanno molto in comune: la formazione. La sperimentazione decennale a Gaza e il disprezzo per la vita umana. Le vittime di sabato (che non sono le sole), identificate nei cugini Mohammed al-Zawarah, di quindici anni, e Salman, di appena tredici, hanno incontrato il loro tragico destino nei pressi dell’ospedale Kamal Adwan, situato a Beit Lahia. Secondo quanto riferito dalla Difesa Civile di Gaza, che opera sotto l’egida dell’amministrazione locale, i due adolescenti sono stati colpiti mortalmente da un drone israeliano. La scena successiva, immortalata presso l’obitorio dell’ospedale al-Shifa di Gaza City, ritrae Yussef al-Zawarah, padre quarantaduenne di Mohammed, assorto in un muto e devoto raccoglimento accanto alle spoglie del figlio e del nipote, in un quadro di dolore che trascende la mera cronaca bellica. Per le IDF sono stati eliminati due pericolosi terroristi… Basta la parola magica et voilà. A Minneapolis è stato ucciso un uomo di 37 anni mentre documentava con il telefono le violenze dell’ICE. Alex, infermiere di terapia intensiva. Le ricostruzioni giornalistiche più solide descrivono una dinamica ormai familiare ai regimi di sicurezza: l’autorità dichiara l’esistenza di un’arma, i video contestano quella versione, l’atto letale arriva ugualmente, poi inizia la battaglia per la narrazione e per le prove. Reuters scrive che il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha sostenuto che Pretti si fosse avvicinato agli agenti con una pistola, però un filmato esaminato dalla stessa Reuters mostra Pretti con il telefono in mano, spruzzato con spray urticante, immobilizzato a terra, quindi colpito. Reuters aggiunge anche un dettaglio ulteriore, ovvero, come sempre, come già visto nel caso Renee Good, agenti federali avrebbero impedito agli investigatori statali di accedere alla scena. Quindi a Gaza basta dire “terroristi” e uccidere. A Minneapolis basta piazzare una pistola dopo aver ucciso. In entrambi i casi agisce una dottrina pratica dell’impunità, che vive di velocità e di opacità.

Si colpisce, poi si racconta.Questo è il mondo che stiamo creando.

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