Manuel M Buccarella
L’economia italiana ha attraversato diverse fasi di crisi negli ultimi decenni, caratterizzate da periodi di recessione, alta inflazione e debito pubblico elevato.
La crisi finanziaria globale del 2008 ha avuto un impatto significativo sull’Italia, con una diminuzione della produzione industriale del 25% e un calo degli investimenti del 30% tra il 2007 e il 2013. Nel 2020 la pandemia di COVID-19 ha ulteriormente aggravato la situazione economica, causando una contrazione del PIL dell’8,9%, la più grave dalla Seconda Guerra Mondiale.
Nonostante una ripresa nel 2021 e nel 2022, l’economia italiana ha continuato a mostrare segnali di rallentamento.A novembre 2024 l’inflazione è risalita all’1,4% annuo, avvicinandosi all’inflazione core dell’1,9%, mentre i prezzi dell’energia hanno registrato una riduzione minore del previsto (-5,5%).
Crisi dell’economia e della produzione industriale italiana
Nel terzo trimestre del 2024 il PIL italiano è rimasto stagnante, con un calo nel settore industriale compensato da una crescita nei servizi. L’industria manifatturiera ha mostrato segnali di crisi: a ottobre 2024, la produzione è rimasta invariata rispetto al mese precedente, ma ha registrato un calo tendenziale del 3,6%. Settori come l’automotive hanno subito una contrazione significativa, con una diminuzione del 34,5%. La produzione industriale italiana è ormai negativa per il 23esimo mese consecutivo.
Nel quarto trimestre del 2024 il Pil italiano ha registrato una crescita congiunturale nullahttps://www.nonsolomusicamagazine.it/?p=8381, al pari del terzo trimestre, mentre è cresciuto dello 0,5% in termini tendenziali, rispetto cioè al quarto trimestre 2023. Nel 2024 la crescita è stata dello 0,5% rispetto al 2023.
Il Psb redatto dal governo a settembre indicava una stima grezza, non corretta per il calendario, dell’1% per il 2024 e dell’1,2% per il 2025. La variazione congiunturale sul terzo trimestre è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, di un aumento in quello dell’industria e di una diminuzione in quello dei servizi.Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della domanda aggregata interna (al lordo delle scorte), mentre si registra un apporto positivo della componente estera netta.
Le previsioni per il 2025 appena entrata purtroppo non appaiono confortanti. La variazione acquisita del Pil italiano per quest’anno, sulla base delle stime diffuse per il quarto trimestre dello scorso anno, risulta nulla. Secondo alcuni esperti sarebbe necessario implementare riforme strutturali e politiche economiche mirate per stimolare la crescita e prevenire ulteriori crisi.
L’Europa e l’Italia sono un po’ come una macchina che stenta a partire: produzione industriale in calo (Area Euro -2%, Italia -7%), competitività in picchiata e un debito pubblico che sembra una montagna da scalare senza ossigeno.
In Italia il debito ha superato i 3000 miliardi di euro ed il costo per interessi si avvicina pericolosamente ai 100 miliardi di euro all’anno.
Il report europeo di Mario Draghi
Mario Draghi ha consegnato un report alla von der Leyen su “Il futuro della competitività europea”, in cui dice che servono 800 miliardi l’anno per far ripartire l’Europa, equivalenti a più di 100 miliardi all’anno solo per l’Italia. Peccato che il nostro Paese, con un debito pubblico così elevato, non possa certo aumentarlo per finanziare nuovi investimenti. E le deroghe ai vincoli di bilancio di cui si parla in questi giorni riguardano solo difesa e sicurezza.
Il report propone tre azioni chiave per rispondere alle sfide di contesto:
1. colmare il divario di innovazione con USA e Cina, soprattutto sulle tecnologie avanzate
2. attuare un piano congiunto europeo per la decarbonizzazione e la competitività
3. aumentare la sicurezza e ridurre le dipendenze strategiche
