PAPA FRANCESCO: IL PONTEFICE DEL CAMBIAMENTO

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PAPA FRANCESCO: IL PONTEFICE DEL CAMBIAMENTO

Carlo Seclì

Papa Francesco (i.m.13/03/2013-f.m.21/04/2025): un vero testimone di Pace, solidarietà, giustizia, apertura e innovazione; un uomo che, fino all’ultimo giorno, ha denunciato con coraggio i meccanismi di un sistema che non mette al centro dell’azione governativa le persone, impedendo così la realizzazione dei valori cristiani.

Jorge Mario Bergoglio, primo pontefice gesuita, ha guidato la Chiesa cattolica per 12 anni, apportandole un profondo rinnovamento, nonostante la diffidenza e il senso di scomodità che hanno fin dall’inizio nutrito nei suoi confronti i cardinali conservatori e diversi leader politici mondiali. Non casuale la sua scelta del nome del Santo di Assisi, predicatore della povertà e della fratellanza, nonché la decisione di vivere presso la Casa Santa Marta invece che al Palazzo Apostolico e l’utilizzo di una semplice veste bianca priva di decori.

Il suo rapporto con la comunità dei fedeli è sempre stato molto diretto e caloroso in ogni occasione di incontro, pubblico o a porte chiuse, fino al giro sulla Papamobile in piazza San Pietro l’ultimo giorno di vita. Francesco ha riformato le istituzioni della Chiesa, istituendo un Consiglio di cardinali per il governo ecclesiastico, affidando importanti incarichi di responsabilità nella Curia a delle donne, favorendo la ripresa di relazioni diplomatiche tra paesi (es. tra Cuba e USA) e il dialogo tra religioni diverse (firma del Documento sulla Fratellanza Umana ad Abu Dhabi, assieme al grand imam al-Tayeb) e aprendo le porte della Chiesa agli omosessuali “in cerca di Dio”. Su questo aspetto ha ammesso la benedizione delle coppie omosessuali, organizzando anche incontri con la comunità LGBT (per il Giubileo di quest’anno è previsto un pellegrinaggio a questa dedicato).

Il Papa ha utilizzato il pugno duro contro la pedofilia nella Chiesa, indagando e scomunicando numerosi sacerdoti coinvolti in scandali; nel 2023 ha dato ordine di riaprire le indagini in Vaticano sul caso di Emanuela Orlandi, menzionandola per la prima volta pubblicamente a 40 anni dalla scomparsa, diversamente dai suoi predecessori.

Bergoglio ha pubblicato quattro encicliche di portata universale, la più importante delle quali, “Laudato Si'” (2015), rappresenta un manifesto per invocare un «cambiamento di rotta» per la «casa comune», messa in ginocchio da cambiamenti climatici e sfruttamento, e stimolare ad un’azione volta allo sradicamento della miseria e all’accesso equo alle risorse del pianeta.

Il Papa si è battuto con tutte le sue forze per l’accoglienza dei migranti, persone “in pericolo e non pericolose”, il cui grido d’aiuto è continuamente soffocato dall’indifferenza e dal populismo, che li addita come nemici da respingere senza proporre alcuna soluzione politica comune per la loro redistribuzione. Inoltre, negli ultimi tre anni in particolar modo, la sua costante attenzione e le sue preghiere si sono concentrate sul tema della guerra e degli interessi economici dietro di questa, diventando così sempre più scomodo, ma allo stesso tempo essendo riconosciuto dalle tante associazioni e gruppi militanti, oltre che dai nuovi attori internazionali, come una fondamentale guida politica. L’unico leader occidentale ad ammettere che la guerra in Ucraina ha avuto origine dall'”abbaiare della Nato alle porte della Russia”, ad avviare una missione del cardinale Zuppi in Russia nel 2023 tramite la Santa Sede e a fare da intermediario tra Ucraina e Russia per il rientro dei bambini ucraini deportati. Della massima importanza poi le sue parole di un anno fa rivolte a Zelensky, invitandolo ad alzare bandiera bianca e negoziare, come vero atto di coraggio e di bene per il proprio popolo da parte di un capo di Stato.

Le sue preghiere per la fine del massacro a Gaza e la liberazione degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas, puntualmente inascoltate da Israele, hanno sottolineato l’innocenza di donne e bambini, obiettivi principali dei bombardamenti israeliani, per i quali, secondo Francesco, bisogna indagare con precisione se sono inquadrabili nella definizione giuridica di “genocidio”. L’apice dello scontro diplomatico tra il Papa e i capi sionisti si è avuto il 21 dicembre scorso, quando il patriarca di Gerusalemme dei Latini Pizzaballa è stato bloccato dall’esercito israeliano all’ingresso di Gaza, diversamente da quanto concordato, per poi proseguire gli attacchi contro civili e bambini: “questa è crudeltà, non è guerra”, disse Papa Francesco adirato.

Per quanto Egli sia rimasto fermo sulle posizioni tradizionali cattoliche contrarie all’aborto e all’eutanasia, tuttavia nei fatti ha dimostrato di tollerare tali fenomeni come pratica umana oggetto di dibattito pubblico. Infatti, pochi giorni dopo aver definito iperbolicamente i medici non obiettori “sicari”,ha incontrato la leader radicale Emma Bonino incoraggiandola a guarire dalla sua malattia per riprendere a combattere le loro battaglie comuni. Immancabile la visita in carcere del pontefice per la lavanda dei piedi il Giovedì santo, compiuta fino agli ultimi giorni di vita (pur senza il rito), in occasione della quale si è sempre interrogato sul “perché loro e non io”.

Il suo ultimo discorso domenica, in occasione della benedizione pasquale “Urbi et Orbi”, può a tutti gli effetti essere considerato il suo testamento spirituale: “Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo… Faccio appello a tutti quanti nel mondo hanno responsabilità politiche a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Sono queste le ‘armi’ della pace: quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte”.

Un Papa unico, che lascia un vuoto enorme di questi tempi. L’ipocrisia dei tanti capi di Stato e di governo nel dimostrare cordoglio e ammirazione per l’opera compiuta da Francesco potrà essere smascherata semplicemente consolidando e rafforzando sempre di più il vibrante messaggio del Santo Padre.

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