La morte di Sergio Ramelli

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La morte di Sergio Ramelli

Il 29 aprile 1975 moriva a Milano, dopo un’agonia durata oltre un mese, il giovane militante del Fronte della Gioventù Sergio Ramelli, aggredito da alcuni militanti dell’organizzazione di estrema sinistra Avanguardia Operaia.

La sua figura e la sua morte sono stati ricordati oggi. Il Comune di Lecce gli ha dedicato una piazza lo scorso mese di marzo.

Riproponiamo a tale riguardo l’articolo pubblicato da Elia Quarta.

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Contro la strumentalizzazione delle morti

Elia Quarta

Giovedì 13 marzo (il giorno dell’aggressione a Sergio Ramelli ndr) il Comune di Lecce ha inaugurato una piazzetta intitolata a Sergio Ramelli, situata tra via Monteroni e via Enrico Fermi.

Sergio Ramelli è stato un militante del Movimento Sociale Italiano appena 18enne, che nel marzo del ’75 rimase gravemente ferito a Milano dopo che dei ragazzi associati ad organizzazioni di estrema sinistra gli tesero un’imboscata sotto il palazzo in cui abitava. 47 giorni dopo il ragazzo morì in ospedale.

Questo caso fu il frutto di un periodo di scontri violenti perpetrati sia da estremisti di sinistra che di destra, in cui purtroppo molto spesso rimasero coinvolti ragazzi che con la natura del conflitto c’entravano ben poco. Sergio infatti viene tutt’ora definito dalla destra come camerata e dalla sinistra come fascista, ma la realtà è che non era nessuno dei due.

All’età di 18 anni Sergio in un tema scolastico ripudiò il comportamento delle Brigate Rosse. Il tema venne successivamente sottratto al professore e affisso nella bacheca della sua scuola, l’istituto Molinari di Milano, esponendolo così ai pericoli di quel periodo, in cui un testo così critico verso l’altra fazione poteva portare a terribili conseguenze. Ed è a questo punto che decise di unirsi all’Msi, scelta dettata principalmente dalla paura e dalla ricerca di una protezione.

Il suo nome continua tuttavia ad essere usato dalla destra, rendendolo martire di uno schieramento politico ben preciso, quello della destra fascista. Non sono rari infatti i video delle commemorazioni in suo “onore”, in cui intere piazze ricolme di persone alzano il braccio destro ed inneggiano al cameratismo.Per questo la scelta di dedicare una piazza in suo nome risulta ambigua, poichè non si tratta della semplice commemorazione di un giovane ragazzo morto, ma di un tentativo di associarlo a un movimento di cui in realtà ha fatto parte solo per un paio di mesi. L’ intento di manifestazioni come questa è evidente: continuare ad accusare la sinistra della violenza omicida.

La realtà è che anche gli aggressori di Sergio erano solo dei ragazzi che non si aspettavano di poter arrivare a questa tragica conclusione, ma che stupidamente si sono lasciati trascinare da quel clima estremo di tensione e violenza, come racconta anche Marco Costa, uno dei colpevoli, durante una testimonianza in aula (il video è ancora disponibile online). Questo ai nostri occhi sembra più un tentativo di cambiare la narrazione in modo disonesto, cercando di nascondere i crimini di cui anche la destra si è resa colpevole durante gli anni di piombo, sfruttando il nome di Sergio e di altri ragazzi che si sono ritrovati in situazioni simili come scudo.E’per questi motivi che a molti viene da storcere il naso sentendo parlare di questa inaugurazione, non per l’odio verso un ragazzo che si è ritrovato vittima delle condizioni di un periodo storico complesso, ma per l’entità simbolica che gli è stata attribuita dalla stessa parte politica che oggi ha deciso di intitolargli una piazza. Come tutte le persone innocenti che hanno lasciato questa terra troppo presto Sergio merita rispetto e di riposare in pace. Usare questo tipo di eventi per ottenere un riscontro politico è semplicemente ripugnante.

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