Friedrich Nietzsche e “le vite riuscite”.

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Friedrich Nietzsche e “le vite riuscite”.

ma.bu.

“Tutte le vite sono difficili; ciò che rende certe vite riuscite e’ il modo in cui sono state affrontate le sofferenze”.

Il 25 agosto 1900 moriva a Weimar il filosofo, filologo e scrittore tedesco Friedrich Nietzsche. Il filosofo era nato il 15 ottobre 1844 a Röcken. Nietzsche passò l’undicennio dal 1889 al 1900 in uno stato di catatonia totale: veniva spostato mediante una sedia a rotelle, senza la capacità di parlare e di intendere. Nietzsche era il padre del “superomismo”, che considerava l’uomo fatto di solo corpo, ritenendo l’anima inesistente, in particolare quale protagonista di un’inesistente vita ultraterrena (Nietzsche era tra l’altro ateo). Il filosofo afferma nell’importante pensiero sopra riportato che ognuno di noi si confronta con le sconfitte, con la sofferenza come con le frustrazioni, ma solo chi le accetta e riesce a risolverle con successo è destinato ad una “vita riuscita”.

La sofferenza appare qui dunque come un possibile strumento di crescita personale ed alla fine, di successo, se ben affrontata ed interpretata.

Le opere principali di Friedrich Nietzsche includono La nascita della tragedia (1872), La gaia scienza (1882), Così parlò Zarathustra (1883-1885), Al di là del bene e del male (1886), Genealogia della morale (1887), Il crepuscolo degli idoli (1888), L’Anticristo (1888) e Ecce Homo (1889). Queste opere esplorano temi come la morale, la religione, la filosofia e la critica della cultura occidentale, esercitando una profonda influenza sul pensiero moderno.

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