ma.bu.
Il 12 giugno 1984 fu approvata la legge 219 che convertì in legge il decreto del governo Craxi, noto come “Decreto di San Valentino”, che aveva tagliato 3 punti percentuali della scala mobile, un meccanismo di adeguamento automatico degli stipendi all’inflazione.
Questo provvedimento, che prevedeva la riduzione del “contingente” (un termine tecnico che indicava la parte dello stipendio soggetta all’adeguamento), fu fortemente contestato e portò al referendum abrogativo del 1985, indetto da PCI e CGIL, ma che fu bocciato dagli elettori con una percentuale pari al 54%.
Il decreto emanato il 14 febbraio 1984 era volto a contrastare l’inflazione, ma aveva anche il fine di contenere la spesa pubblica e ridurre il costo del lavoro.
La scala mobile, quale strumento di indicizzazione dei salari all’aumento del costo della vita, tarato sul c.d.paniere Istat, composto dai principali beni di consumo e servizi utilizzati dai consumatori italiani, fu definitivamente abrogata nel 1992. L’abrogazione della scala mobile in Italia avvenne definitivamente nel 1992, con la firma del protocollo triangolare di intesa tra il governo Amato I e le parti sociali. Questo accordo portò alla soppressione definitiva della scala mobile, e alle conseguenti dimissioni del segretario generale della CGIL, Bruno Trentin. Da quel momento l’adeguamento dei salari all’inflazione divenne compito della contrattazione collettiva, con risultati spesso deludenti.
