Alessandro Volpi
Il tema dell’energia sarà cruciale nei prossimi anni ed è chiaro che non si può affrontare senza avere strumenti di politica economica. In questo senso, a mio parere, è molto difficile affrontare questioni cruciali come il costo delle bollette per famiglie e imprese, la transizione ambientale , la sovranità energetica senza avere un reale controllo di enti fondamentali come Eni, Enel e Terna. Bisognerebbe dunque procedere ad una loro ripubblicizzazione. Come farlo?
Partiamo da qualche numero: dal 2021 al 2025 Eni, Enel e Terna hanno realizzato utili per poco meno di 70 miliardi di dollari destinati per circa il 75% a dividendi, che per il 70% sono finiti nelle mani di soci privati. A questi benefici per i privati andrebbero aggiunti anche quelli che in futuro Eni potrebbe ottenere dalla cattura e dallo stoccaggio di CO2 e quelli di Eni Plenitude che ogni anno realizza circa 1 miliardo di euro di utili dalla vendita di gas ad una clientela in gran parte italiane. Bisogna ricordare inoltre che Eni opera sul mercato dei certificati di emissione, facendo oggi un’attività finanziaria che contribuisce a rendere tali certificati più costosi per le imprese. Ora, come si potrebbe uscire da questa situazione. Penso che sarebbe immaginabile usare Cassa Depositi e Prestiti che potrebbe emettere un prestito obbligazionario garantito dai dividendi di Eni, Enel e Terna, per comprare ogni anno il 5% del capitale di Eni e Enel in particolare senza far scattare l’obbligo dell’Opa totalitaria. In tal modo nel giro di pochissimi anni lo Stato potrebbe tornare sopra il 50,1% del capitale – avendo quindi un controllo effettivo al di là dell’insulso Golden Power – pagando agli azionisti privati un totale di circa 25 miliardi di euro. Con tale scelta lo Stato tornerebbe a poter fare scelte politiche in materia energetica e i risparmiatori italiani potrebbero acquistare da Cdp un obbligazione sicura e destinata a migliorare la situazione nazionale. Tutto ciò ovviamente renderebbe anche le bollette meno costose.
Naturalmente i sacerdoti del mercato diranno che è meglio, e meno rischioso, regalare ogni anno ai grandi fondi americani qualche miliardo di euro di dividendi dell’energia italiana e consegnare i risparmiatori nazionali ai loro prodotti di gestione del risparmio.
