Piero Gobetti, martire antifascista. Il socialismo libertario. La rivista “Rivoluzione liberale”.

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Piero Gobetti, martire antifascista. Il socialismo libertario. La rivista “Rivoluzione liberale”.

Manuel M Buccarella

È stato ricordato oggi a Torino Piero Gobetti, nei cent’anni dalla morte. Gobetti in verità morì il 15 febbraio 1926 a Parigi, per le conseguenze del pestaggio fascista subito.

Era nato il 19 giugno 1901 nasceva a Torino. Gobetti è stata una delle figure più brillanti e tragiche dell’intellettualità italiana del primo Novecento, spentosi giovanissimo ma capace di lasciare un’impronta duratura nel pensiero politico e culturale italiano.

Nato a Torino da una famiglia della piccola borghesia, Gobetti mostrò fin da ragazzo un’intelligenza eccezionale e una precoce passione per la cultura e la politica. Si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, dove entrò in contatto con alcuni dei più importanti intellettuali dell’epoca, tra cui Luigi Einaudi, che divenne suo mentore.

L’attività editoriale e culturale

Nel 1918, a soli diciassette anni, fondò la rivista “Energie Nove”, seguita nel 1922 da “Rivoluzione Liberale”, che divenne uno dei più importanti periodici dell’opposizione antifascista. Attraverso queste pubblicazioni, Gobetti sviluppò e diffuse il suo pensiero politico originale, che coniugava liberalismo e socialismo in una sintesi innovativa.

Parallelamente all’attività pubblicistica, fondò la casa editrice che porta il suo nome, pubblicando opere di autori come Luigi Pirandello, Eugenio Montale e molti altri scrittori e intellettuali dell’epoca, tra cui anche il comunista Antonio Gramsci.

Il pensiero politico

Gobetti elaborò una teoria politica complessa e originale, caratterizzata da alcuni elementi chiave:

Liberalismo rivoluzionario: credeva che il vero liberalismo dovesse essere rivoluzionario, capace di trasformare radicalmente la società italiana.

Critica del Risorgimento: sosteneva che l’unificazione italiana era stata una “rivoluzione mancata”, condotta dalle élite senza coinvolgere il popolo.

Antifascismo precoce: fu tra i primi a comprendere la natura totalitaria del fascismo, opponendosi fin dall’inizio al regime mussoliniano.Gobetti divenne uno dei più lucidi e coraggiosi oppositori del fascismo nascente. Dalle pagine di “Rivoluzione Liberale” condusse una battaglia culturale e politica contro il regime, denunciando la deriva autoritaria e la violenza squadrista. La sua opposizione non si limitava alla critica intellettuale, ma si traduceva in un impegno concreto per l’organizzazione dell’antifascismo.La crescente pressione del regime fascista rese sempre più difficile la sua attività.

Nel 1924 fu aggredito fisicamente dai fascisti e la sua rivista fu più volte sequestrata. Nel 1926, ormai impossibilitato a continuare il suo lavoro in Italia, fu costretto all’esilio in Francia.

Piero Gobetti morì a Parigi il 15 febbraio 1926, a soli venticinque anni, per le conseguenze delle percosse subite e per il deterioramento della sua salute già fragile. La sua morte rappresentò una perdita immensa per la cultura italiana e per l’antifascismo.Nonostante la brevità della sua vita, Gobetti lasciò un’eredità intellettuale di grande valore. I suoi scritti influenzarono generazioni di intellettuali e politici, da Antonio Gramsci a Norberto Bobbio. La sua casa editrice, continuata dalla moglie Ada Prospero, mantenne viva la sua eredità culturale anche durante gli anni più bui del fascismo.

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