HEZBOLLAH, ARMI AMERICANE VIA UCRAINA CONTRO ISRAELE?
di Lavinia Marchetti
Trovo ironico e tragico il destino delle armi. Succede spesso in guerra che si usino le armi del nemico contro il nemico stesso. Gli Stati Uniti, supportati dagli alleati atlantici, hanno riversato decine di miliardi di dollari in equipaggiamenti militari destinati alle forze armate di Kiev. Questo sforzo produttivo e finanziario impone una conseguenza collaterale inevitabile. Il tracciato di un missile o di un fucile d’assalto perde rapidamente la sua linearità non appena raggiunge il fronte. Gli armamenti attraversano i confini sfruttando zone d’ombra, cambiano proprietario, alimentano economie parallele e questo chi fornisce le armi lo sa. Le truppe israeliane, impegnate nelle recenti operazioni di terra nel sud del Libano durante la primavera del 2026, hanno individuato postazioni di Hezbollah contenenti equipaggiamenti di chiara provenienza atlantica. https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/troops-locate-hezbollah-anti-tank-guided-missile-launcher-in-southern-lebanon/
UCRAINA E MERCATO NERO
L’Ucraina ospitava già in epoca precedente al 2022 uno dei mercati illegali più vasti del continente europeo, segnato dalla dispersione di centinaia di migliaia di armi leggere in seguito ai fatti di Crimea. La nuova immissione di tecnologie sofisticate ha innalzato il livello di pericolosità della merce disponibile per il contrabbando transnazionale. https://www.theguardian.com/world/2022/jun/02/ukraine-weapons-end-up-criminal-hands-says-interpol-chief-jurgen-stock
I comandi militari occidentali hanno a lungo derubricato le segnalazioni di armi statunitensi in Medio Oriente a mera propaganda avversaria. Le indagini condotte sul campo rivelano tuttavia convergenze oggettive tra fazioni criminali, apparati corrotti e attori statali interessati a sovvertire gli equilibri regionali. Il transito di un sistema anticarro dalle pianure dell’Europa orientale ai tunnel scavati sotto il fiume Litani richiede una logistica complessa e anche il denaro deve muoversi al di fuori dei circuiti bancari tracciabili. Gli strumenti progettati per fermare l’avanzata di Mosca finiscono per accrescere la potenza di fuoco delle milizie sciite in Libano. Questo travaso tecnologico ridisegna i rapporti di forza lungo le sponde del Mediterraneo.
Il mercato illecito ucraino ha registrato un’evoluzione allarmante nel corso dell’ultimo biennio. Le analisi della Global Initiative Against Transnational Organized Crime evidenziano un salto di qualità nelle operazioni di contrabbando. L’anno 2023 era caratterizzato dalla vendita di armi leggere e granate, considerate trofei di guerra gestiti in modo disorganizzato dai civili. L’estate del 2024 ha segnato una transizione verso il traffico di armamenti pesanti coordinato da personale militare attivo. La merce offerta non si limita più alla fanteria di base. Le autorità hanno sequestrato cannoni contraerei Zu-23-2, mitragliatrici statunitensi M240 e lanciagranate automatici AGS-17. I prezzi richiesti per questi strumenti di morte appaiono irrisori se confrontati con il loro potenziale distruttivo. Un cannone contraereo in grado di abbattere velivoli o distruggere veicoli blindati viene scambiato per poche migliaia di dollari. L’acquirente di tali sistemi deve necessariamente possedere una struttura logistica avanzata e capitali ingenti. I gruppi armati per guerre asimmetriche, come Hezbollah, e le formazioni paramilitari internazionali rappresentano il target naturale per questo livello di contrabbando.
LA RIORGANIZZAZIONE DI HEZBOLLAH. CHE C’ENTRA L’UCRAINA?
La milizia sciita ha dimostrato una spiccata propensione all’adattamento tattico di fronte ai mutamenti geopolitici. Le operazioni militari del 2024 e la successiva invasione terrestre israeliana iniziata il 2 marzo 2026 hanno inflitto colpi severi all’organizzazione. L’eliminazione dei comandanti storici e la distruzione di gran parte delle infrastrutture logistiche hanno indebolito la capacità offensiva tradizionale. Il blocco del confine siriano ha reso imperativo un cambio di strategia. Hezbollah ha dovuto ripensare la propria dottrina militare per sopravvivere allo scontro asimmetrico.
L’analisi del conflitto ucraino ha fornito ai vertici della milizia soluzioni operative immediate. L’organizzazione ha compreso l’impossibilità di competere con l’aviazione israeliana ricorrendo ai vecchi schemi della guerra convenzionale. La tattica si è orientata verso l’impiego massiccio di droni commerciali modificati e munizioni circuitanti. 1 La saturazione delle difese aeree attraverso attacchi a sciame, ampiamente sperimentata dalle forze russe, è divenuta il fulcro della nuova resistenza libanese. 1 Sostenere questo tipo di scontro richiede componenti elettronici ed esplosivi facilmente occultabili, assemblabili in laboratori sotterranei di dimensioni ridotte.
La produzione locale si integra perfettamente con l’utilizzo di armamenti di precisione giunti tramite il mercato nero. I lanciarazzi PSRL-1, versione statunitense dell’iconico RPG-7 originariamente destinata alle forze ucraine, sono comparsi nei teatri operativi del Medio Oriente. Queste armi combinano letalità e trasportabilità. Piccoli gruppi di combattenti possono tendere imboscate alle colonne blindate per poi dileguarsi sfruttando la morfologia del terreno. I reparti della Brigata Corazzata israeliana hanno scoperto rampe di lancio per missili anticarro e armi americane nascoste in complessi sotterranei nel sud del Libano. I canali di rifornimento illeciti continuano a funzionare eludendo il blocco marittimo e terrestre. La guerra del 2026 rivela un avversario che sfugge alle vecchie logiche della deterrenza statica. Hezbollah si affida a una guerriglia fluida, alimentata da un flusso ininterrotto di tecnologia frammentata. L’Iran compensa la difficoltà di inviare missili balistici interi fornendo microchip, componenti avanzati e progetti per replicare le armi occidentali. La milizia sciita si trasforma in una forza ibrida, capace di difendere il proprio territorio applicando tattiche e materiali testati nelle pianure fangose del Donbass. Le perdite subite dall’esercito israeliano certificano la letalità di questo nuovo approccio operativo.
