LA CADUTA DI BEPPE GRILLO

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LA CADUTA DI BEPPE GRILLO

Carlo Seclì

LA CADUTA DI BEPPE GRILLO. L’8 dicembre appena trascorso ha segnato ufficialmente l’inizio del nuovo corso del Movimento 5 Stelle, a seguito dei risultati delle votazioni conclusive del processo costituente, ma anche la fine di Beppe Grillo e del suo senso di superiorità.

Il garante, per il solo piacere di continuare a ostacolare l’azione della comunità pentastellata guidata dal presidente Giuseppe Conte, aveva impugnato gli esiti del voto del 24 novembre, relativamente ai quesiti sullo Statuto e dunque sui ruoli di presidente e garante, con i quali gli iscritti avevano deciso a maggioranza (63% contro 29%) di eliminare la figura del garante, attribuendo i suoi poteri a un organo collegiale eletto a maggioranza. Così si è passati al secondo turno di votazioni, dal 5 all’8 dicembre, al termine delle quali la sconfitta di Grillo è stata ancora più schiacciante: 80% di voti favorevoli alla cancellazione del garante contro il 16% di contrari. Inoltre la comunità ha scelto di non trasferire i suoi poteri, come risultato invece dal voto precedente, ad alcun organo tra due opzioni (organo collegiale eletto a maggioranza o assorbimento funzioni da parte del Comitato di Garanzia), optando per la terza opzione, in base alla quale non saranno trasferiti ad alcun organo. Ciò non toglie che la funzione di garantire il rispetto degli ideali e la coerenza nell’azione politica continuerà, come già di competenza, a essere esercitata dal Comitato di Garanzia, il cui numero di membri è stato aumentato.Beppe Grillo non ha potuto fare altro che prendere atto del voto del popolo degli iscritti, considerando che si aspettava comunque di perdere, e ha salutato i suoi seguaci con uno dei suoi soliti post da “comico”.

L’ex garante, fondatore del M5S assieme a Gianroberto Casaleggio nel 2009, ha ottenuto uno straordinario successo grazie ai suoi tour di “vaffanday”, diffondendo l’ideologia del nuovo Movimento basata sul principio del non allineamento né a destra né a sinistra, sul conseguente invito ad “andarsene a casa” rivolto a tutti i politici dei due schieramenti e sul limite del doppio mandato parlamentare, al fine di combattere il “carrierismo” politico. Tutti valori di base condivisibili, così come il suo programma politico, che metteva al centro la giustizia sociale, l’ambientalismo, il rafforzamento della sanità pubblica e la lotta alle grandi multinazionali, che impoveriscono il nostro Paese a scapito di cittadini e imprese. Il risultato è stato lo straordinario trionfo alle elezioni politiche del febbraio 2013, in occasione delle quali il Movimento ha ottenuto una percentuale di consensi superiore al 30% dei voti sia alla Camera che al Senato, che hanno portato all’elezione di 109 deputati e 54 senatori. Da allora il M5S si è affermata ufficialmente come forza politica parlamentare, guidata da un leader carismatico, alternativa a tutte le altre, fino alla successiva grande vittoria alle parlamentari del 2018, nelle quali il Movimento 5 Stelle si è affermato come la lista singola più votata, con oltre il 32% delle preferenze, pur risultando la coalizione di centro-destra quella vincente (37%). Tale situazione ha portato a una crisi istituzionale durata 89 giorni, causata dall’idea, emersa fin da subito, di creare un governo di coalizione M5S-Lega, i due partiti più votati (in Parlamento raggiungevano complessivamente il 51%), guidati dai leader politici Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i quali hanno effettuato numerosi giri di consultazioni, fino all’affidamento dell’incarico, da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di formare il nuovo governo all’avvocato e docente universitario Giuseppe Conte. Questo momento è considerato il punto di svolta per il M5S, per la prima volta alla guida di un governo e alleato di una forza politica tradizionale, l’inizio di un percorso a ostacoli. Beppe Grillo, in qualità di garante del M5S, ha dato man forte al leader pentastellato Luigi Di Maio (ministro prima dello Sviluppo economico e poi degli Esteri), diffondendo il messaggio politico del M5S e illustrando i vantaggi delle misure e dei progetti realizzati (come il reddito di cittadinanza, sostegni alla maternità e Nuova Via della Seta), tramite i suoi comizi pubblici e spettacoli teatrali.

La divisione interna al Movimento è emersa a seguito di numerosi eventi: le dimissioni di Di Maio dalla carica di leader politico del M5S, la pandemia (con il sensibile incremento di popolarità di Conte) e la crisi di governo in piena emergenza sanitaria, seguita dall’appoggio al governo Draghi, infine la nomina di Conte come presidente del M5S nell’agosto 2021. Dopo il “complotto” di palazzo per far cadere il governo Conte 2 e togliergli dalle mani la gestione dei fondi del Pnrr, Grillo stesso consigliò a Conte, dichiaratamente intenzionato a proseguire il suo cammino politico personale all’interno del Movimento, di votare la fiducia al governo tecnico del banchiere Mario Draghi. Infatti il furbo garante intratteneva già buoni rapporti con quest’ultimo e, fino alle elezioni politiche del settembre 2022, numerose sono state le telefonate tra Grillo e Draghi. Ricordiamo in particolare quella durante la quale il banchiere chiedeva al comico di convincere Conte ad ammorbidire le sue posizioni contrarie alla “rivoluzionaria agenda Draghi”, dopo che l’ex premier aveva presentato una lista di 9 punti non negoziabili (già illustrati in precedenza davanti allo stesso Primo Ministro, fermo ad ascoltare “come una sfinge”) per riconfermare la fiducia a Draghi a seguito delle sue dimissioni nel luglio 2022, senza mai ricevere risposta da quest’ultimo. Draghi poi avrebbe anche richiesto a Grillo, in un colloquio segreto, la rimozione di Conte dalla posizione di vertice del Movimento, poiché questi rendeva arduo il raggiungimento di ogni intesa legislativa, consigliando dunque all’amico di seguire la scissione del proprio nuovo “pupillo” Di Maio. Infatti, dopo che Conte è stato nominato presidente del Movimento, i malumori di Grillo si sono iniziati a manifestare sotto forma di ironia e di critiche dal salotto di casa sua, dal momento che il garante si era ritirato nel frattempo dalla vita pubblica, considerando anche alcune sue uscite gravi e imbarazzanti come il video in difesa del proprio figlio, accusato da una ragazza di stupro di gruppo durante una festa nella residenza estiva dello stesso Beppe Grillo in Sardegna.

Le elezioni europee dell’8-9 giugno di quest’anno hanno registrato un crollo del M5S, che ha ottenuto un deludente 10%, da cui la necessità di indire un’assemblea costituente per rilanciare il Movimento. Con l’aperura ufficiale di questo percorso, è iniziata anche la fase dell’integralismo di Grillo e dei suoi sostenitori poiché, tramite la Costituente, si è deciso di mettere in discussione l’intero assetto della forza politica, inclusa la collocazione politica e il vincolo del doppio mandato. Il garante e i “Figli delle Stelle” (gruppo filo-grillino costituitosi nel percorso assembleare) hanno lamentato scarsa trasparenza e un ridotto coinvolgimento della base nelle varie fasi del cammino, nonostante l’intera prima fase di assemblea sia stata proprio quella della presentazione delle proposte dei vari gruppi territoriali, da discutere poi nella seconda fase ad opera di una commissione di 300 iscritti sorteggiati (oltre a un gruppo di simpatizzanti minorenni), che avrebbero selezionato le 30 proposte definitive, di riforma interna e programmatiche, da sottoporre al voto finale degli iscritti. I grillini hanno criticato il metodo poco trasparente di sorteggio dei 300 componenti del collegio costituente e il fatto che le idee di riforma di Statuto e Codice etico sembrassero pre-confezionate, ma di fronte alle critiche vi sono stati molti commenti pieni di entusiasmo degli altri membri relativamente alle prime due fasi. Beppe Grillo, al termine dell’evento finale del 23-24 novembre (all’inizio del quale il gruppo dei Figli delle Stelle si sono presentati al grido di “Onestà!”), ha impugnato i quesiti relativi alla figura del garante, sottoposti a nuova votazione che ha confermato la ferma decisione di metterlo da parte, ha definito il Movimento un “partitino” comandato dal “mago di Oz” (appellativo con cui lui e Draghi soprannominavano Conte velenosamente, come ricordato dal presidente stesso), ha dichiarato che lui e Toninelli impugneranno nome e simbolo in Tribunale e che tutto il percorso della Costituente è stato organizzato solo per cancellare il vincolo dei due mandati. Questo limite è ormai superato, con deroghe a favore di parlamentari particolarmente meritevoli e per garantire a questi una possibile continuità nell’azione politica al termine dei due incarichi legislativi, a livello territoriale, presentandosi come candidati sindaco o presidente di Regione. In questo modo si evita che personalità importanti, come l’onorevole Roberto Fico (che a causa del vincolo non si potrebbe presentare alle regionali in Campania il prossimo anno), siano dimenticati dalle persone e le loro azioni e proposte non siano più valorizzate. La possibilità di estendere questo sbarramento al terzo mandato parlamentare è stata votata come terza opzione e ora si attende la sottoposizione alla comunità degli iscritti dei quesiti definitivi, alla luce dei risultati del voto in assemblea.

L’accusa più grave ricevuta dal presidente Conte, tuttavia, è stata quella di non aver mai ascoltato le “50” proposte d’azione di Grillo in questi 3 anni di sua presidenza, attraverso la “tecnica del non presentarsi agli incontri”, a cui Conte ha prontamente risposto sottolineando l’iperbole numerica di Grillo e che molte delle altre sono già diventate proposte di legge, come la sfiducia costruttiva, lo sbarramento al 5% anche alle elezioni politiche e alle ultime europee, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Se avesse seguito maggiormente e più attentamente l’attività del Movimento in questi 3 anni se ne sarebbe ricordato. In più Gianluca Perilli, coordinatore del Comitato progetti, ha dichiarato di aver sempre ascoltato e lavorato con Grillo e di aver recepito le sue proposte dopo l’elaborazione del programma operativo per la Costituente, non ricevendo mai alcuna lamentela da parte del garante a riguardo.

La nuova strada del M5S, come partito “progressista popolare indipendente”, opposto alla destra e alternativo all’ipocrita centro-sinistra del PD, rappresenta la naturale evoluzione di tale forza politica, che nel giro di 10 anni si è affermata sulla scena nazionale grazie a un dialogo costante rivolto esclusivamente alla gente, diversamente dall’evoluzione in senso contrario subita dal proprio fondatore. Gli allievi hanno superato e sconfitto i maestri.

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