Aumentare la spesa militare per fare crescere i guadagni della finanza speculativa

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Aumentare la spesa militare per fare crescere i guadagni della finanza speculativa

ma.bu.

Apprendiamo, grazie ad AntiDiplomatico, dati ed informazioni a dir poco sensibili in tema di armi e riarmo. I conti, a proposito della richiesta Usa/Nato di aumentare fino al 5% del PIL la spesa militare, in particolare per i Paesi UE, sembrano non tornare. Eppure Alessandro Volpi, già sindaco PD di Massa e docente universitario profondo conoscitore di finanza e dinamiche dei mercati finanziari, ci illumina i retroscena della mirabile ascesa della spesa in morte.

“Le prese di posizione dell’inqualificabile Mark Rutte hanno dei chiari beneficiari. Si sono moltiplicati, guarda caso in coincidenza con il varo di ReArm Europe, gli strumenti finanziari che hanno a che fare con “la difesa europea”. E’ nato un Etf, che gira sulla piattaforma Hanetf, che replica proprio un indice Nato costituito dalla spesa militare dei paesi membri: in altre parole, più i paesi spendono, o promettono di spendere, più l’Etf acquista valore. Da gennaio ha guadagnato oltre il 30%. Sono nati poi, o esistevano già, altri Etf che funzionano in maniera analoga replicando indici in cui sono contenuti titoli di aziende di armi europee: ce ne sono almeno tre e altri 4, ancora più diffusi, uniscono i titoli di armi europee ad armi Usa. Si tratta di strumenti che costano poco, intorno ai 15-20 euro, e quindi vengono presentati come “prodotti” alla portata di ogni risparmiatore e sono, spesso generati dai grandi fondi americani.

In sintesi, Rutte “convince” i paesi europei della Nato a spendere il 5% e la finanza americana si attrezza immediatamente creando strumenti che lucrino su questa prospettiva, cercando di conquistare il maggior numero di risparmiatori europei per accrescere la propria liquidità e rafforzare la propria capacità di influenza globale, in termini economici e politici. In quest’ottica, ingigantire i pericoli provenienti da Russia e Cina diventa la strada per alimentare Black Rock e soci. Oltre agli Etf su indici generali, ci sono anche Etf su singole azioni di società di armi: ad esempio esistono una ventina di Etf su azioni Rheinmetall e una decina su Leonardo, in entrambi i casi “prodotti” da Vanguard. I grandi difensori della libertà europea costruita sul riarmo, in realtà, sono molto più prosaicamente, i grandi finanziatori con risorse pubbliche delle aspettative, coronate da successo, di immediati guadagni finanziari per i monopolisti Usa.

A questo riguardo vorrei aggiungere una nota tutta italiana. Eni, in cui lo Stato ha il 31%, ha venduto un altro 20% della partecipata Plenitude, che si occupa della vendita dell’energia e dunque ha un rilievo certo non banale per i portafogli degli italiani e delle italiane, al fondo Ares Management Corporation, di cui, sarà un caso, i principali azionisti sono Vanguard e Black Rock che detengono oltre il 15%. Del resto come dice il condottiero Rutte dobbiamo imparare a soffrire…..”.

Alle illuminanti parole di Volpi aggiungiamo brevemente come anche alcuni fondi pensione europei ed italiani stiano incominciando ad investire, o programmano di farlo, in titoli di aziende che producono armi.

Anche il professore Carlo Rovelli, fisico e saggista di fama, denuncia: “Sono un po’ confuso da questa idea che l’Europa debba spendere il 5% del PIL in spese militari. La Cina spende l’1,7%. Gli stati Uniti spendono il 3.4%. La media mondiale è 2,3%. Perché mai l’Unione Europea dovrebbe spendere più del doppio di tutti gli altri?

L’Europa nel 2023 ha speso più del triplo (345 b$) della Russia (109 b$). (Tutti dati SPIRI.) Mi sembra chiaro che aumentare le spese militari non sia per “difesa”. (La Russia non riesce neppure a arrivare a Kiev e senza che l’Europa neppure combatta!) L’unica ipotesi ragionevole è che sia per volerle usare per attaccare le distruggere la Russia, o per voler essere i padroni del mondo”.

Alessandro Volpi

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