Lavinia Marchetti
Nelle foto vediamo Tiro, Libano, 26 aprile 2026. Operatori e miliziani partecipano alla riesumazione dei corpi di combattenti di Hezbollah e di alcuni civili uccisi dagli attacchi israeliani, trasferiti da sepolture temporanee verso la sepoltura definitiva nei villaggi del Sud del Libano. Vediamo esplosioni sempre in Libano, dove interi villaggi vengono rasi al suolo per non far rientrare i sopravvissuti alle loro case.
Negli ultimi due giorni Gaza e il Libano meridionale sono tornati a comporre una sola mappa del genocidio. O meglio siamo passati da un genocidio a due genocidi senza che la stampa se ne sia accorta. Il tutto all’interno del cessate il fuoco.
A Gaza, la violenza prosegue sotto la forma di colpi isolati, raid, spari e uccisioni quotidiane che consumano la “tregua dall’interno”. Il 26 aprile, fonti sanitarie palestinesi citate da Reuters hanno riferito almeno quattro morti in diversi episodi: un attacco aereo vicino ad Al-Mughraqa, colpi d’arma da fuoco e cannonate vicino a Gaza City, poi l’uccisione di una donna a Khan Younis.
Accanto alla cronaca dei morti, Gaza mostra la seconda fase della devastazione dove i sopravvissuti provano a trasformare le macerie in materia di sopravvivenza. Il 27 aprile Reuters ha raccontato il lavoro dei palestinesi che, sotto un progetto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, frantumano cemento e metallo per ripristinare strade, accessi ai pozzi, percorsi verso ospedali e spazi comunitari. L’UNDP stima 61 milioni di tonnellate di detriti nella Striscia; finora ne sono state rimosse circa 287.000. La ricostruzione, secondo la valutazione finale di Unione Europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale citata da Reuters, richiederà 71,4 miliardi di dollari nel prossimo decennio.
Dentro questo sisifiano tentativo di ricostruzione, la crisi dell’acqua diventa una forma quotidiana di condanna civile. Il Guardian ha riferito il 27 aprile che attacchi israeliani nelle settimane precedenti hanno ucciso un ingegnere idrico e due autisti impegnati nel trasporto dell’acqua alle famiglie sfollate. Secondo UNICEF, la disponibilità media giornaliera nella Striscia è di circa 7 litri di acqua potabile e 16 litri per usi domestici, mentre lo standard ONU indica 50-100 litri al giorno per persona, salvo emergenze.
In Libano, intanto, la tregua annunciata dagli Stati Uniti appare attraversata da violazioni, rappresaglie e dichiarazioni di guerra. Il 26 aprile gli attacchi israeliani hanno ucciso 14 persone e ferito 37, mentre l’esercito israeliano ordinava a sette località di evacuare. Hezbollah ha dichiarato di continuare a combattere le truppe israeliane presenti in Libano; Israele ha affermato che continuerà a colpire quelle che definisce minacce legate a Hezbollah.
Il 27 aprile il conflitto si è ulteriormente allargato: Israele ha colpito la Bekaa orientale, aprendo una nuova area d’attacco durante il cessate il fuoco. Reuters riferisce anche che Hezbollah ha rivendicato un attacco con drone contro un carro armato israeliano nel Sud del Libano; l’esercito israeliano ha confermato l’esplosione di un drone vicino alle proprie truppe, senza vittime.
Il dato politico è altrettanto grave. Il Libano appare diviso tra negoziato statale e logica di guerra. Il presidente Joseph Aoun ha difeso i colloqui diretti con Israele, affermando che portare il paese al negoziato equivale a una scelta di sovranità. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto quei colloqui, definendoli una concessione umiliante e dichiarando che Hezbollah continuerà la propria resistenza difensiva.
