CRONOLOGIA DAL MEDIO ORIENTE

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CRONOLOGIA DAL MEDIO ORIENTE WASHINGTON, DC - JULY 25: Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu speaks during a meeting with U.S. President Joe Biden in the Oval Office at the White House on July 25, 2024 in Washington, DC. Netanyahu's visit occurs as the Israel-Hamas war reaches nearly ten months. (Photo by Andrew Harnik/Getty Images)

Carlo Seclì

È ormai passato un anno dall’inizio della più terribile fase di pulizia etnica del popolo palestinese da parte del governo e dell’esercito israeliano, che altro non aspettavano se non un pretesto grosso, come quello del “7 ottobre”, per procedere alla definitiva “cacciata” dei Palestinesi dai pochi territori ancora popolati da loro.

Netanyahu e il  ministro della Difesa Gallant ripetono continuamente che l’eliminazione  di Hamas, come nucleo militare e politico, è  la condizione per poter concludere la  “guerra”. Quindi un presupposto sostanzialmente impossibile da realizzarsi, dal momento che l’estremismo islamico e la radicalizzazione sono conseguenze praticamente matematiche delle guerre neocoloniali soprattutto degli ultimi 20 anni. Nel corso di questi lunghi mesi, pian piano numerosi studenti e giovani hanno fatto sentire la propria voce, gridando “stop al genocidio”, e, con fatica, sono riusciti a uscire dal silenzio anche diversi personaggi pubblici, soprattutto dopo i coraggiosi appelli di Ghali (prima, durante e dopo Sanremo).Tuttavia Netanyahu non fa altro che ribadire la sua intenzione di continuare la sua guerra fino a quando Hamas non sarà totalmente annientata.

Le proteste studentesche, come quelle negli Stati Uniti, e il mandato di arresto della Corte dell’Aja nei confronti di Netanyahu e Gallant, per crimini contro l’umanità, vengono bollate dal governo israeliano come espressione di antisemitismo dilagante nel mondo. Non fanno piacere, purtroppo, nemmeno le parole della senatrice a vita Liliana Segre che, nonostante la stima nei suoi confronti e il dolore da lei espresso per la sofferenza dei bambini palestinesi e israeliani, non dimostra la giusta attenzione al tema della catastrofe del popolo palestinese, arrivando a definire “ignoranti della storia” i giovani in protesta e a considerare una “bestemmia” la definizione di genocidio, in relazione a ciò che sta accadendo a Gaza. Queste frasi risultano più dure e spiacevoli se si considera tutta l’opera di insegnamento svolta dall’onorevole Segre soprattutto sul valore della memoria, da tramandare di generazione in generazione, affinché tragedie come la Shoah non si ripetano mai più. Per quanto assolutamente d’accordo sul fatto che gli ebrei all’estero non debbano sentirsi responsabili dei crimini di Israele, tuttavia, di fronte al suo continuo uso a scopo nazionalistico dell’antisemitismo e della giustizia internazionale, nessuno può  evitare di schierarsi col popolo palestinese o può contestare chi lo fa con decisione. Al contrario, è proprio la costante cronaca di guerra, sia pure di parte, che accende in tanta gente ignorante, soprattutto salviniani e meloniani, la scintilla dell’odio verso il popolo ebraico di tutto il mondo, da tenere distinto dai nazionalisti-sionisti al potere in Israele. Sono infatti da condannare fermamente coloro che rinnegano la Shoah e il fenomeno dell’antisemitismo, sia che si tratti di gente consapevole della storia del popolo palestinese sia di gente perversa che nell’ultimo anno sfrutta solo come sfogo tale dramma.Fanno inoltre ribrezzo le parole di Giorgia Meloni che, durante la sua visita a Pechino, ha parlato di continue provocazioni ai danni di Israele da parte delle varie forze estremiste mediorientali (in riferimento al missile libanese che ha ucciso 12 bambini nell’altopiano israeliano del Golan), di fronte alle quali il proprio alleato deve fare attenzione a non cadere in trappola. Peccato che la presidente del Consiglio faccia finta di dimenticare l’intera tragedia palestinese che va avanti da 76 anni, ma soprattutto il fatto che  Israele abbia rifiutato ogni proposta d’accordo con Hamas in questo anno, fino allo scorso agosto, quando Netanyahu ha concesso solo la tregua (violata) in alcune aree per le vaccinazioni antipolio, rifiutando di ritirarsi dal corridoio Filadelfia tra Gaza ed Egitto, occupato a maggio, che avrebbe dovuto invece accogliere una delegazione internazionale.

Per affermare il suo predominio sulla regione e per realizzare il suo progetto estremista della Grande Israele, il regime di Netanyahu continua a violare il diritto umanitario e la sovranità di altri paesi, arrivando a colpire la capitale libanese Beirut il 30 luglio, con conseguente eliminazione del numero 2 di Hezbollah, per poi attaccare la capitale iraniana Teheran il giorno successivo, uccidendo così il leader di Hamas Ismail Haniyeh nella sua residenza privata, con un missile teleguidato. L’ayatollah Khamenei ha minacciato Israele di prepararsi a una dura risposta, che finora non è arrivata, diversamente dalla costante pressione esercitata dal proprio alleato Hezbollah sul territorio israeliano.

Il recente atto terroristico che ha distrutto i cercapersone e walkie-talkie di civili e militari libanesi, appartenenti o legati al Partito di Dio è stato poi l’ apripista dell’attuale escalation, che è stata caratterizzata dagli indiscriminati bombardamenti di Tel Aviv, forte dei nuovi 8 miliardi di aiuti militari USA, nel sud e nell’est del Paese dei Cedri e persino all’interno di Beirut, per colpire il leader supremo di Hezbollah Nasrallah, centrato e ucciso nella sua residenza. Il risultato di questo nuovo fronte del “crimine di Stato” israeliano (cit. Giuseppe Conte) è di più di 1000 vittime in meno di una settimana, di cui 50 bambini in 2 giorni (nel 2006 vennero uccisi una media di 12 bambini al giorno, in un arco di 33 giorni), a cui si aggiungono centinaia di migliaia di sfollati dal 23 settembre.

Ieri è prevedibilmente iniziata l’incursione israeliana nel Libano con soldati e carri armati, denominata dai media occidentali “operazione limitata di terra”, evidenziando il doppio standard di comunicazione rispetto all’invasione russa dell’Ucraina. Altri attacchi di Israele sono stati effettuati nello Yemen, contro postazioni degli Houti, e questa notte anche vicino Damasco, uccidendo 3 persone tra cui un giornalista. L’Isis, sempre nelle scorse ore, ha risposto a questa plurima escalation con una pioggia di missili su una base USA a Baghdad. Inoltre da giorni non si hanno più notizie di Sinwar, il leader miltare di Hamas, attualmente erede di Aniyeh, che il Mossad vantava di aver eliminato a luglio, essendo però presto smentito dallo Shin Bet. Sempre più vicine sono le elezioni presidenziali statunitensi, i cui due candidati Trump e Harris sono, il primo un grande amico di Netanyahu e filosionista, preoccupato di una possibile scomparsa di Israele in caso di vittoria della sua avversaria, la seconda è paradossalmente sulle stesse posizioni, dopo essersi garantita un po’ di consenso in più dicendo che non sarebbe stata zitta su Gaza (proprio come la Schlein sull’Ucraina in vista delle primarie del PD) . Non bisogna dimenticare che Donald Trump nel 2017 riconobbe Gerusalemme come capitale israeliana, mentre Kamala Harris, subito dopo la dichiarazione ufficiale di morte di Nasrallah, anziché alzare i toni e “ordinare” lo stop dell’escalation, ha celebrato la fine di questo leader, “le cui mani sono sporche di sangue americano”.

Non meriterebbe nemmeno un accenno la proposta di Macron (ora antidemocraticamente al potere in Francia) per una tregua di 21 giorni tra Israele e il Libano, formulata dopo il primo giorno di attacchi e adesso logicamente dimenticata. Solo la vicepremier belga Petra De Sutter dei Verdi, come ha già fatto fin dall’inizio della rappresaglia israeliana, ha invocato le “massime sanzioni per Israele”.Israele sa che, nonostante faccia il cattivo e venga rimproverato dai suoi genitori occidentali, resterà impunito e coperto da questi, per cui si sente libero di infrangere l’ultima barriera criminale: smetterla con la retorica, sia della difesa della democrazia contro la barbarie che della ricerca difficile di un qualche piccolo compromesso col nemico, lasciandosi andare così al delirio di onnipotenza, come già avvenuto con diversi suoi ministri e con il leader dell’opposizione (di “estrema sinistra”). Infatti durante l’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite Netanyahu grida all’umanità che la morte di Nasrallah renderà il mondo un posto più sicuro, che non ci sarà nessuna tregua su nessun fronte fino alla vittoria sui terroristi e che le Nazioni Unite sono una “palude di antisemitismo”, sputando di fatto sull’atto di battesimo del proprio stato, come doverosamente sottolineato da Marco Travaglio.

Centinaia di persone a New York hanno coraggiosamente protestato fuori dal Palazzo di Vetro dell’ONU mentre Netanyahu pronunciava il suo discorso. Molte delegazioni in quello stesso momento hanno lasciato l’aula, ma è chiaro che un folle colonialista dai metodi neonazisti, la cui persona nulla ha a che vedere col popolo ebraico e la sua storia, potrebbe anche ritrovarsi a parlare in una sala vuota senza connessione (cosa che non succederà mai) e continuare a farlo. 

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