Il 15 gennaio di 38 anni fa nasceva a Trieste questo ragazzo qui: Giulio Regeni.
Il solo nome evoca una delle grandi ferite che ancora sanguinano in questo Paese.
Ma la sua storia non è solo quella di una morte violenta e oscura. È anche il racconto di una vita vissuta fino in fondo, seguendo la sua grande passione, la ricerca.
Giulio non era arrivato in Egitto per caso ma al termine di un lungo e rigoroso percorso di studi che lo ha visto prima negli Stati Uniti, allo United World College del Nuovo Messico, e poi a Cambridge per il dottorato.
In mezzo premi prestigiosi, le collaborazioni con l’Onu e diversi centri di analisi internazionali di primissimo piano.
Si occupava di Medio oriente, Giulio, in particolare di Egitto, e più nello specifico ancora dei sindacati indipendenti egiziani dopo la rivoluzione del 2011.
Nel 2015 il grande passo: si trasferisce al Cairo per completare i suoi studi sul campo. E da lì, il 25 gennaio 2016, nel giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, arriverà l’ultimo segnale di Giulio Regeni da vivo.
Scompare Giulio. Scompare nel nulla. Per nove lunghissimi giorni.
Il suo corpo verrà ritrovato solo il 3 febbraio lungo la strada tra Il Cairo e Alessandria. Le torture subite raccontano una verità incompatibile con qualsiasi incidente o atto di criminalità comune. Cominciano anni di indagini segnate da depistaggi, versioni contraddittorie, omissioni.
La famiglia non smette mai di chiedere giustizia. I genitori di Giulio, Paola e Claduio, trasformano il dolore personale in una battaglia civile che attraversa l’Italia e l’Europa. Amnesty International lancia la campagna “Verità per Giulio Regeni”.
Ma ancora oggi, a distanza di dieci anni, siamo lontanissimi dalla verità e ancor più da qualunque forma di giustizia. Il processo è ancora fermo e nulla si muove, tra il muro del regime di Al Sisi e la debolezza atavica dei governi italiani.
Resta la traccia che Giulio ha lasciato, il suo sorriso e il suo rigore scientifico, ma anche l’importanza civile di una battaglia che non è mai finita e che, ancora oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto 38 anni, ci ritrova ancora qui, con la stessa inquietudine e lo stesso dolore.
Ricordare Giulio Regeni oggi è un sentimento umano, per chi lo sa provare, e insieme un atto di responsabiltà collettiva.
Ciao Giulio. Verità per Giulio Regeni.

