Manuel M Buccarella
ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente) ha diffuso negli scorsi giorni i risultati di “Cambiamo aria”, un progetto nazionale promosso da ISDE Italia in collaborazione con il Kyoto Club e Clean Cities Campaign.
Il report definitivo analizza la qualità dell’aria rilevata da 57 centraline nelle principali 27 città italiane (sostanzialmente grandi città e comunque anche capoluoghi di regione e di città metropolitane). L’analisi mostra un quadro ancora fortemente critico: “Nonostante lievi miglioramenti in alcuni contesti, l’esposizione cronica della popolazione urbana a livelli elevati di inquinanti nocivi rimane diffusa e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica. In molte città italiane non sono rispettati neppure i limiti normativi attualmente in vigore, mentre il divario con i nuovi standard europei e con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) appare allarmante”.
In particolare, a Milano, Torino e Padova sono state registrate medie annue di Pm 2.5 ben superiori alle soglie di sicurezza. Ad ogni modo nel 2025 numerose città italiane hanno superato i limiti di legge per le polveri sottili (PM10, PM2.5) e il biossido di azoto (NO2). L’inquinamento atmosferico ha un grave impatto sulla salute, causando in Italia oltre 43.000 decessi prematuri l’anno. A Torino, ad esempio, si stima che il 12% dei decessi tra gli adulti sia legato all’esposizione al PM 2.5.
L’inquinamento atmosferico è oggi il principale rischio ambientale per la salute in Europa e in Italia. “E’ associato a un aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, con effetti negativi anche sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile”, ricorda il report. Secondo l’Oms, ogni anno oltre 7 milioni di persone muoiono prematuramente nel mondo a causa dell’aria inquinata; in Italia si stimano decine di migliaia di decessi evitabili. Le principali fonti dell’inquinamento urbano restano l’uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici, il traffico stradale e il trasporto marittimo,responsabili anche delle emissioni climalteranti. Ridurre drasticamente queste emissioni significherebbe ottenere benefici immediati sia per la salute sia per il clima.
Lecce
Non si sottrae alle cattive notizie Lecce che, secondo lo studio di UniSalento è una città inquinata dalle auto, con forti effetti sulla saIute. Sono le acquisizioni del progetto “Tox-In-Air” (Ateneo di Lecce, Ateneo di Bari e Cnr-Isac), che ha studiato la tossicità del particolato fine (PM 2.5) in città per capire non solo quanta polvere è presente ma soprattutto quanto può essere dannosa.
La qualità dell’aria a Lecce è oggi (24 gennaio) classificata come Moderata (valore intorno a 98).Il PM2.5 rimane il principale elemento di preoccupazione, con concentrazioni che superano i limiti annuali raccomandati dall’OMS.
Secondo lo studio nel sito urbano analizzato emerge una presenza molto più elevata di particelle ultrafini e di black carbon, principalmente legate al traffico veicolare. Questi inquinanti contribuiscono in misura limitata alla massa complessiva del PM2.5, ma sono particolarmente rilevanti perché penetrano più facilmente nei polmoni e sono associati a forti effetti sulla salute.
La città sconta da tempo un eccessivo utilizzo delle auto. Per contro i mezzi pubblici sono quasi sempre desolatamente vuoti, ma circolano ugualmente, contribuendo all’inquinamento atmosferico ed al rilascio delle pericolose polveri sottili. Nonostante sia una città piccola, sono in pochi a percorrerla a piedi o in bici.
