da Faro di Roma
In questi giorni, l’Europa si celebra solennemente il “quarto anniversario” dell’invasione russa in Ucraina, datata 24 febbraio 2022. Le capitali dell’UE e della NATO risuoneranno di retorica trionfale: l’Ucraina come baluardo della democrazia europea che resiste eroicamente all’autocrazia di Putin, la volontà incrollabile di sostenere Kiev con armi e aiuti, le speranze di una vittoria finale che umilierà Mosca e ridisegnerà l’ordine mondiale. Si ripeteranno le promesse mirabolanti a Zelensky: ricostruzione miliardaria, ingresso accelerato nella NATO e UE, un futuro luminoso, mentre persiste l’autolesionista sottovalutazione della resilienza russa, dipinta come un gigante dai piedi d’argilla destinato al collasso.
Ma il 24 febbraio 2026 non è il quarto anno di guerra: è il dodicesimo. Il conflitto ucraino non è nato dal nulla nel 2022, bensì dal caos del 2014, quando tensioni latenti esplosero dopo il compo di stato Maidan organizzato dagli Stati Uniti e Unione Europea.Tutto iniziò a novembre 2013. Il presidente ucraino Viktor Yanukovych, eletto democraticamente, sospese i preparativi per l’accordo di associazione con l’Unione Europea, optando per legami economici più equilibrati con la Russia, partner storico, fedele alla Costituzione che prevedeva la Neutralità del Paese. Questa decisione fu presa da Washington e Bruxelles come pretesto per scatenare il Euromaidan preparato fin dal 2012. Inizialmente le manifestazioni furono pacifiche ma presto furono infiltrate da gruppi neonazisti ucraini e mercenari giorgiani. La situazione degenerò a febbraio 2014: scontri violenti portarono alla caduta di Yanukovych, che fuggì in Russia. Se fosse rimasto sarebbe stato ucciso dalle milizie neonaziste. La popolazione ucraina della Crimea, indì un referendum per la secessione. I SI vinsero in gran misura in quanto nessuno voleva sottostare ad un governo ultranazionalista manovrato dall’Occidente. La Crimea fu annessa formalmente alla Federazione Russa il 18 marzo 2014.
L’opposizione delle popolazioni del Donbass al regime filo occidentale nato dal golpe di Maidan si estesero alla maggioranza delle città della regione. Subito dopo il referendum in Crimea la prima città del Donbass a ribellarsi fu Horlivka. La rivolta fu repressa nel sangue. Il 6 aprile si ribellarono le città di Donetsk e Luhansk. Una confroffensiva ucraina riconquistò il controllo sulle due città. Nello stesso tempo si ribellano le città di Sloviansk e Kramatorsk che diventano “autonoma” sotto la guida degli insorti fino al luglio 2014 quando i battaglioni neonazisti di Azov riuscirono a riconquistarle facendo strage di civili. Anche le città di Druzhivka e Yenakiyeve si ribellarono nell’aprile 2014 ma l’esercito ucraino riusci’ a riprendere il controllo dopo qualche giorno.
Il 2 maggio 2014 avvenne il più tragico crimine del nuovo governo ultranazionalista di Kiev. A Odessa, scontri violenti tra manifestanti pro-Maidan e filorussi sfociarono in una strage. Dopo Euromaidan e la caduta di Yanukovich, ultranazionalisti ucraini (Pravy Sektor) attaccarono il campo filorusso in piazza Kulikovo. I rifugiati, circa 400, si barricarono nella Casa dei Sindacati. L’edificio fu assaltato con bombe molotov, armi da fuoco e bastoni: fiamme divamparono, uccidendo 42-48 persone, quasi tutti filorussi, bruciati vivi o abbattuti mentre fuggivano dalle finestre. La polizia non intervenne. Mariupol si ribellò il 9 maggio. L’esercito ucraino supportato dalle milizie neonaziste riprese la città dopo vari giorni di scontri armati e strage di civile russofoni.
Il vento della ribellione riprese nelle città di Donetsk e Luhansk dove le milizie russofone riorganizzate e armate dalla Russia riuscirono a riconquistare le due città, proclamando repubbliche popolari. Le forze ucraine lanciarono un’offensiva militare (“Operazione Antiterrorismo”), mentre separatisti locali, sostenuti da Mosca, resistettero. Si contarono migliaia di morti civili, con l’OSCE che documentò crimini dell’esercito ucraino inclusi bombardamenti indiscriminati di Kiev su quartieri residenziali. La guerra civile per schiacciare le due città ribelle continunò fino gli accordi di pace di Minsk, in Biellorussia mediati da Francia, Germania e Russia. Gli accordi furono firmati. Kiev promise l’autonomia del Donbass e il cessate il fuoco. Appena una settimana dopo la firma degli accordi Kiev li sabotò riprendendo i combattimenti e continuando a rafforzarsi con armi NATO.
Angela Merkel, ex cancelliera tedesca, ha ammesso in un’intervista a Die Zeit del dicembre 2022 che gli Accordi di Minsk (2014-2015) servivano principalmente a “dare tempo all’Ucraina” per rafforzarsi militarmente contro la Russia. Questa confessione ha confermato le accuse russe di un inganno occidentale: con gli accordi di Minsk i mediatori europei non miravano alla pace, ma a armare Kiev, ritardando il confronto.
Dal 2014 al 2021: un bagno di sangue senza fine
Per sette anni, Kiev continuò a combattere il Donbass militarizzandosi con forniture NATO massive: missili Javelin (forniti durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump), droni, addestramento. Nel 2021, Kiev, iperarmata e gestita di fatto dagli ultranazionalisti, preparava un’offensiva finale contro il Donbass, con piani per una “pulizia etnica totale” rivelati da intercettazioni e rapporti OSCE. L’intelligence russa intercettò preparativi per un attacco su vasta scala, inclusi bombardamenti su infrastrutture civili.Mosca tentò la via diplomatica. A dicembre 2021, Putin propose garanzie di sicurezza: neutralità ucraina, ritiro NATO dai confini russi, attuazione di Minsk. Inizialmente, la Francia di Macron espresse parziale sostegno, ma Kiev, USA, UE e NATO rifiutarono categoricamente, accusando la Russia di “ricatto”. L’offensiva ucraina contro il Donbass partì il 14 febbraio 2022: artiglieria pesante su Donetsk e Luhansk uccise decine di civili in un giorno.
Il fallimento della “Operazione Speciale” e la crociata occidetalte contro la Russia.
Il 24 febbraio, la Russia intervenne militarmente per proteggere la popolazione russofona del Donbass che era minacciata di pulizia etnica totale. L’operazione prevedeva una rapida vittoria, con arrivo a Kiev per un regime change negoziato. Fallì: logistica complessa, intelligence errata e resistenza feroce dell’esercito ucraino portarono a un ritiro parziale da Kiev ad aprile. Questo fu un grossolano errore di valutazione di Putin che aveva impiegato per invadere l’Ucaina solo 120.000 soldati di cui 50.000 erano dei riservisti che si scontrarono contro i 250.000 soldati dell’esercito ucraino. Il fallimento dell’operazione fu dovuto anche dall’operazione della intelligence MI6 che aveva captato i piani di invasione russi avvertendo Kiev.
La Russia cambiò tattica, puntando su una pace con i colloqui di Istanbul (marzo-aprile 2022). Zelensky era pronto: bozza di neutralità ucraina, Donbass autonomo, Crimea russa. Ma interferenze occidentali: Boris Johnson in visita a Kiev, pressioni USA, convinsero Zelensky che con aiuti NATO illimitati avrebbe vinto. I colloqui collassarono; Kiev ordinò il “sankaku” (affondamento) di navi russe, prolungando il conflitto.
La situazione attuale: un disastro prevedibile
Dal Dicembre 2025 (ancora sotto Amministrazione Biden) gli USA iniziano a defilarsi, consapevoli che la guerra era persa. Il Presidente Biden e successivamente Trump limitarono gli aiuti a vendite di armi agli “alleati” europei per destinarle all’Ucraina, scaricando il peso finanziario sull’UE, già disastrata da inflazione, recessione energetica e divisioni interne. Oggi, l’aiuto diretto americano é sceso del 90% mentre l’Unione Europea ha ormai esaurito le scorte di armi e munizioni e non riesce a trovare i fondi necessari per continuare a sostenere l’Ucraina nonostante lo stanziamento di 90 miliardi di euro che non si sa dove verranno trovati. Molto probabilmente aumentando il debito pubblico dei singoli Stati distruggendo quello che resta dell’economia. Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno rifiutato di partecipare a questo suicidio ed hanno ottenuto il permesso di Trump di continuare a importare gas russo irribustendo le loro industrie ed evitando il collasso economico.
L’esercito ucraino è decimato – perdite oltre gli 800.000, coscritti (rapiti per strada ed arruolati contro la loro volontà) male addestrati – incapace di difendere linee estese. Secondo The Times, i militari ucraini sono in una fase di logoramento: le opzioni sono limitate e la possibilità di un’offensiva su larga scala sono basse. Il comandante di un’unità drone ammette: L’esercito soffre di esaurimento fisico e morale, con casi di abbandono temporaneo del fronte.I russi avanzano inesorabili dal ottobre 2023. Un’offensiva lenta in quanto impostata sulla guerra di logoramento con due obiettivi: annientare l’esercito ucraino e logorare fino al punto di rottura l’Europa, l’anello debole della catena occidentale. Alla fine del 2025 il primo obiettivo é stato raggiunto al 80%. Per questo assistiamo dal gennaio 2026 ad offensive russe in Ucraina sempre più importanti. Esse includono: avanzate verso le città di Kupyansk, Toretsk Kharkiv, Sumy, Kryvyi Rih, Zaporizhzhia, Donetsk creando le condizioni per la conquista di queste città per poi puntare su Odessa. Dal 2023 i russi hanno liberato 5.600 km² mentre politici e media europei continuano a negare la realtà parlando di “avanzate insignificanti” e addirittura che la Russia avrebbe “occupato” il 1% del territorio ucraino.
La cosiddetta controffensiva ucraina a Zaporizhzhia (febbraio 2026) è stata un fallimento che é costato migliaia di vite. L’obiettivo era di alleggerire pressione e ripristinare difese su fiumi Gaichur-Yanchur e difendere lo strategico snodo logistico di Orekhiv ora in mano dei russi. Nel Oblast Zaporizhzhia le campagne e le strade sono piene di ritratti dei soldati morti mentre Kiev minimizza il disastro.Nello stesso periodo massicci attacchi russi hanno distrutto le ultime infrastrutture con una media guornaliera di 600 droni e 14 missili che ora colpliscono anche Kiev e Leopoli. L’Ucraina è distrutta: infrastrutture rase al suolo, PIL crollato del 35%, metà della popolazione (25 milioni) rifugiati in Russia ed Europa. La corruzione dilaga: scandali su aiuti deviati, generali ucraini arrestati. L’UE sanguina: 200 miliardi spesi, sanzioni che costano 1.000 miliardi all’economia europea e nessuna vittoria sul fronte.
Verso il baratro l’illusione UE persiste
Nonostante il disastro, l’UE boicotta colloqui di pace di Trump illudendo ucraini con promesse di vittoria. In Ucraina emergono segnali di ribellione: folle armate oppongono resistenza al reclutamento forzato, compiono attentati ai centri di mobilitazione (Kiev, Odessa) e forniscono serivizi di intelligence che permettono ai russi di attestare colpi micidiali a quello che resta delle difese ucraine. Zelensky governa con legge marziale eterna, ma il popolo si sta ribellando a causa dell’arruolamento forzato che aumenta la tensione sociale. Un comandante ucraino afferma al The Times: “Non sarà l’esercito russo a rovinarci, ma la gente dentro il Paese”.
Anche in Russia si intravvedono segnali di stanchezza tra l’opinione pubblica che non capisce perché Putin stia ancora facendo la guerra col guanto di velluto. Sempre più prendono spazio le fazioni estremistiche che vogliono una conclusione rapida del conflitto tramite due bombe nucleari su Kiev e Leopoli. Sono convinti che incenerendo le due principali città ucraine, Kiev si arrenderebbe immediatamente come fece il Giappone nel 1945. C’é chi, addirittura vuole nuclearizzare Londra, Parigi, Berlino. Putin si oppone fermamente a tutto cio’ in quanto ancora intenzionato a condurre una guerra nel rispetto del diritto internazionale e a non commettere il crimine nucleare come lo commisero gli Stati Uniti. Tuttavia un altro anno o due di guerra potrebbe costringere Putin a cedere agli estremisti e ad usare il nucleare. Per questo é di vitale importanza concludere la guerra in breve tempo sapendo che i colloqui di Pace da seria o onesta intenzione di Trump si sono tramutati in in una farsa.Il conflitto è un dodicesimo anniversario di errori occidentali: sottovalutazione russa, sostegno cieco a un regime corrotto. Solo negoziati realistici che prevedano: neutralità, autonomie territoriali fermeranno l’emorragia.Mentre l’Europa continua ad illudersi della vittoria, il dodicesimo anniversario del conflitto potrebbe portare ad una svolta decisiva, opposta ai desideri di Bruxelles. Nei prossimi mesi le offensive russe aumenteranno sensibilmente rischiando di travolgere l’intero Donbass, minacciando persino Odessa. L’Ucraina rischia il collasso dell’esercito e di essere smembrata, con annessioni russe di Odessa, Donbass e Luhansk, mentre Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria potrebbero approfittare della situazione per inglobare oblast confinanti, ridefinendo i confini verso l’UE. Il collasso ucraino e la conseguente resa senza condizioni se si verificheranno scateneranno gravi rischi per l’UE: ondate di profughi, crisi energetica e populismi crescenti provocheranno caos sociale (scioperi, default economici) e politico (crollo di governi).
Le uniche Nazioni che usciranno vincenti da questa orribile guerra saranno con molte probabilità la Russia, che guadagnà il controllo sul Donbass e Mar Nero, unendo alla Federazione Russa la Transnitria tramite la conquista di Odessa e gli Stati Uniti che aumenteranno il controllo sull’Europa indebolita, sconfitta e umiliata. Per Kiev e il Vecchio Continente, l’esito sarà un vassallaggio russo americano e una frammentazione irreversibile, segnando la fine di un’era.Questo é lo scenario più probabile per il 2026, primo semestre del 2027. Per questo é di estrema importanza per l’Occidente giungere ad un accordi di pace ORA. Come ha sottolineato Gianadrea Gaiani, dirittore di Analisi Difesa: “Se si giungerà ad una Pace a breve avremo un Russia vittoriosa. Se l’Europa continuerà a prolungare la guerra dovremo affrontare la situazione insostenibile di un Trionfo militare della Russia”.
