Giorgia Meloni e la lotta alla speculazione energetica

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Giorgia Meloni e la lotta alla speculazione energetica

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che combatterà la speculazione procedendo a tassare gli extra profitti.

Ecco le considerazioni, critiche, dello storico dell’economia Alessandro Volpi.

“Dal 2023 ad oggi il gettito complessivo delle imposte “straordinarie” sugli extraprofitti energetici è stato pari a 2,5 miliardi di euro. Nello stesso arco di tempo, le imprese energetiche in Italia hanno realizzato profitti per quasi 55 miliardi di euro che saranno ulteriormente accresciuti dall’attuale andamento dei prezzi. Non mi sembra dunque che l’azione del gabinetto Meloni sul versante degli extraprofitti sia rassicurante in relazione alla capacità della premier di mantenere le sue promesse”.

“La situazione è aggravata – continua Volpi – dal fatto che circa il 50% dei profitti delle aziende energetiche può essere considerato extraprofitto perché legato a meccanismi distorsivi, dalle speculazioni sulla “Borsa” di Amsterdam, alla differenza fra il prezzo di acquisto da parte delle aziende energetiche e il prezzo praticato, alla estrema rapidità degli aumenti e alla lentezza delle riduzioni, alla finanziarizzazione dei certificati di emissione, all’agganciamento al prezzo del gas dei prezzi di ogni fonte di energia. Ma soprattutto ben il 70% degli extraprofitti è pagato dalle bollette”.

“Nelle imprese energetiche hanno un grande peso i fondi finanziari che pretendono di ottenere dividendi molto alti, a cui non sono disposti a rinunciare, promuovendo cause contro l’applicazione di eventuali imposte sugli extraprofitti. Dunque, la strada da seguire per battere le speculazioni ed eliminare gli extraprofitti distorti dovrebbero essere altre. In primo luogo occorre una rinazionalizzazione dell’energia come del resto avviene in gran parte di Europa: l’energia è nazionalizzata in Francia, dove EDF è pubblica al 100%, in Germania dove Uniper e SEFE sono interamente pubbliche, come in Svezia e in Norvegia, solo per citare alcuni esempi. Bisogna poi accelerare il disaccoppiamento del prezzo delle rinnovabili al gas e ridurre la dipendenza della determinazione del prezzo dalla Borsa di Amsterdam.”

In merito al carico fiscale il professore osserva che è necessario che le imprese energetiche in cui è presente lo Stato abbiano tutte le sedi fiscali, anche delle partecipate, in Italia. Dati i profitti altissimi e la condizione di monopolio, sarebbe inoltre opportuno, sempre secondo Volpi, un carico fiscale effettivo più pesante dell’attuale tax rate.

“In altre parole serve una politica energetica e non dichiarazioni retoriche, dettate dal bisogno di far cassa con l’energia e dalla dipendenza politica dagli Stati Uniti, che vendono il loro gas naturale liquido a prezzi stellari”.

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