Piattaforma nuovo CCNL bancari: i sindacati chiedono aumento di 518 euro e settimana a 35 ore

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Piattaforma nuovo CCNL bancari: i sindacati chiedono aumento di 518 euro e settimana a 35 ore

Il contratto collettivo nazionale dei bancari è scaduto lo scorso 31 marzo (con l’importante aumento medio salariale di 450 euro ) e le parti si sono accordate per una sospensione dei termini sino al 31 agosto. Nel frattempo le principali organizzazioni sindacali hanno proposto la loro piattaforma – in attesa di approvazione da parte delle assemblee dei lavoratori – che contiene rivendicazioni significative:

richiesta di un incremento medio mensile di 518 euro a regime (nel triennio);

Riduzione della settimana lavorativa a 35 ore (a parità di retribuzione);

buono pasto da 10 euro;

Diritto al premio aziendale anche in caso di assenze per gravi patologie, terapie salvavita o infortuni;

un giorno di ferie aggiuntivo;

Reintegra in caso di licenziamento disciplinare ingiustificato

freno alle pressioni commerciali indebite.

“I bancari non chiedono soltanto un rinnovo contrattuale con una giusta rivendicazione salariale: chiedono rispetto, dignità e futuro. Con la piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto nazionale del credito affermiamo una scelta chiara: rimettere al centro la persona, il lavoro e il suo valore sociale”. Così la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito.

Per la dirigente sindacale, “in un settore attraversato da profonde trasformazioni, dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale, non accetteremo che il cambiamento venga scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori, né che il lavoro sia ridotto a un costo da comprimere o a una funzione da piegare alle logiche degli algoritmi. Per noi il lavoro resta uno strumento di emancipazione, di dignità e di cittadinanza.”.

Per queste ragioni, aggiunge Esposito, “vogliamo un contratto capace di governare il cambiamento e non di subirlo. Un contratto che abbia uno sguardo lungo, perché il prossimo triennio si annuncia tutt’altro che neutro e potrà essere segnato da nuove tensioni economiche e sociali a livello globale, con effetti che rischiano di pesare ancora una volta sul potere d’acquisto e sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori “.


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