LE 22 IMBARCAZIONI DELLA FLOTILLA INTERCETTATE PRESSO CRETA ED IL “CASO” EITHAN BONDI DEL 25 APRILE: ANALISI DI DUE AVVENIMENTI SOLO APPARENTEMENTE SCOLLEGATI

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LE 22 IMBARCAZIONI DELLA FLOTILLA INTERCETTATE PRESSO CRETA ED IL “CASO” EITHAN BONDI DEL 25 APRILE: ANALISI DI DUE AVVENIMENTI SOLO APPARENTEMENTE SCOLLEGATI

Luciano Graziuso

I DUE FATTI

Nella notte tra il 29 ed il 30 aprile scorso 22 delle 57 navi della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza sono state letteralmente prese d’assalto dall’esercito israeliano in acque internazionali, come già successo lo scorso anno; c’è però, rispetto all’abbordaggio avvenuto nel 2025, una differenza che può sembrare di poco conto ma che in realtà è molto significativa: mentre l’anno scorso le imbarcazioni furono intercettate non troppo lontano dal territorio palestinese, in questa occasione esse sono state bloccate molto prima, addirittura presso Creta.

Lo scorso 25 aprile, il 21enne di origine ebraica Eithan Bondi ha colpito due iscritti all’ANPI sparando da uno scooter con un fucile ad aria compressa, fortunatamente senza causare gravi conseguenze, nonostante avesse mirato ad altezza d’uomo. Praticamente un atto terroristico.Cosa accomuna questi due fatti di cronaca all’apparenza così distanti tra loro?

L’ATTACCO ALLA FLOTILLA

Partiamo dall’analisi del primo avvenimento. Perché nel 2025 l’abbordaggio avvenne non troppo lontano da Gaza, mentre qualche giorno fa l’IDF si è spinto addirittura fino a Creta per sbarrare la strada alle imbarcazioni (con maltrattamenti e violenze perpetrati immancabilmente da soldati di Idf nei confronti di alcuni attivisti ndr)?La risposta a tale domanda va ovviamente ricercata nelle “reazioni” (se così si possono chiamare…) dei leader di Italia e UE nei confronti di Israele per il primo atto terroristico commesso in acque internazionali. L’Unione Europea, tanto inflessibile con la Russia quanto supina verso Israele, si limitò a qualche pavida dichiarazione di circostanza e di finto buonismo ed a minacciare l’applicazione di un pacchetto di sanzioni, mai messo in atto, ai danni dello Stato sionista; ancora peggiori furono il posizionamento e le dichiarazioni del governo italiano in seguito a questa vicenda. La premier Meloni, invece di condannare il gravissimo attacco israeliano e di lodare il coraggio dei marinai della Flotilla, non disse niente contro Netanyahu, mentre nei confronti della missione umanitaria e degli attivisti usò parole di fuoco: la prima venne definita “inutile”, un’iniziativa che “alimentava il conflitto e ostacolava la pace” ; peggio ancora andò ai marinai, etichettati come “irresponsabili” e addirittura accusati di “strumentalizzazione politica” e di “usare la missione della Flotilla contro il governo” (!).Anche la risposta della quasi totalità del sistema informativo occidentale fu molto deludente: al netto di pochissimi giornalisti, come Marco Travaglio del “Fatto Quotidiano”, che condannarono senza se e senza ma il vile atto israeliano, l’abbordaggio e il sequestro degli attivisti vennero affrontati come un qualcosa di inevitabile, se non addirittura normale, con lo scopo di non far percepire ai cittadini la gravità e la totale illegittimità dell’”operazione” dell’IDF. Certi giornali andarono anche oltre, arrivando a descrivere i coraggiosi marinai come “fannulloni, “delinquenti” e “violenti”.Ecco spiegato, dunque, il motivo per cui qualche giorno fa l’assalto alle imbarcazioni è avvenuto ben lontano dalla Palestina, addirittura a Creta! Netanyahu ha preso atto del posizionamento tenuto in risposta al primo abbordaggio (niente sanzioni, pochissime condanne, qualche parola vuota pronunciata dai leader UE, appoggio a Israele e criminalizzazione degli attivisti da parte del governo italiano) ed ha quindi recepito il messaggio indiretto che gli è stato inviato: “Spingiti oltre, puoi fare quello che vuoi”.

Conoscendo la crudeltà, la disumanità e la totale assenza di freni inibitori da sempre dimostrate dallo Stato sionista e dal suo leader attuale, appare quindi evidente l’enorme e sempre maggiore rischio che corriamo reagendo in maniera così “molle” nei confronti dei suoi crimini.Il pericolo non è stato però fiutato dal nostro mainstream, che continua nella maggior parte dei casi a minimizzare la gravità delle azioni illecite commesse da Israele ed a volte tende addirittura a giustificarle e ad invertire le responsabilità. “Libero”, ad esempio, ha parlato di missione non umanitaria, ma ideologizzata e provocatoria; “Il Giornale” si è spinto addirittura oltre, descrivendo gli attivisti come “militanti” più che operatori umanitari e sbandierando il diritto di Israele ad intervenire contro un’iniziativa contestata.Soltanto la Meloni si è leggermente riposizionata rispetto alle vecchie dichiarazioni, ma sempre senza attaccare Netanyahu: pur ribadendo il fatto che secondo lei la missione sia “inutile”, stavolta ha assunto una posizione più istituzionale, chiedendo almeno la liberazione degli italiani fermati. Appare tuttavia piuttosto probabile che abbia fatto questo intervento strumentalmente, essendo il suo esecutivo vicino alla scadenza ed avendo constatato che la quasi totalità del popolo italiano ha molto a cuore le sorti dei Palestinesi e condanna fermamente il genocidio perpetrato da Israele.Insomma, anche stavolta abbiamo fatto capire allo Stato sionista che ciò che ha fatto è “normale”; di questo passo, un’eventuale futura flottiglia umanitaria potrebbe essere bloccata direttamente in Sicilia…(FINE PRIMA PARTE)

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