Manuel M Buccarella
“La storia dell’uomo è storia di lotte di classe”.
Il 5 maggio 1818 nasce a Treviri, Germania, Karl Heinrich Marx. Storico, economista e filosofo, Marx lavorò tutta la vita per rendere visibile la miseria dei lavoratori, proponendo una soluzione rivoluzionaria, quella del socialismo attraverso la pratica della dittatura del proletariato, per poi addivenire alla società degli eguali comunista.Noto per “Il Capitale” ed il “Manifesto del Partito Comunista”, che scrisse con l’amico e compagno Friedrich Engels, ha prodotto molte altre opere, nel contesto teoretico del materialismo storico e del socialismo scientifico, in opposizione a quello utopistico.
Marx e la religione
Per Marx la religione è un’ancora di salvezza per coloro che vivono in una condizione di miseria perché permette di sperare in un mondo migliore nell’aldilà, un’illusione creata dai potenti per sottomettere l’uomo, per far dimenticare i problemi e la miseria; Marx la chiama “oppio dei popoli”.L’alienazione religiosa è in realtà un aspetto di una più generale alienazione economica.
PERCHE’ L’UOMO HA BISOGNO DI CREARE UN DIO? La risposta, per Marx, è il fatto che l’uomo è infelice e avvilito e, perciò, si vuole illudere di poter trovare la felicità grazie ad un mitico essere in un mondo ultraterreno. Dunque, secondo Marx, PER RENDERE L’UOMO LIBERO DALLA RELIGIONE BISOGNA LIBERARLO DALLA INFELICITA’, OVVERO BISOGNA MODIFICARE LA SOCIETA’ CHE RENDE L’UOMO INFELICE. Qui comincia poi il concetto marxista dell’alienazione dell’operaio e dell’analisi della struttura e sovrastruttura.
Su merito ed uguaglianza
Karl Marx nella sua “Critica del programma di Gotha”, denunciava il potere del merito ma non in nome di un egualitarismo livellatore. Marx infatti riconosceva le differenze naturali, ma sosteneva che fosse necessario che sulle diverse capacità di rendimento ad esse connesse non si formassero privilegi sociali. Una delle sue frasi più celebri si trova proprio nella “Critica del programma di Gotha (1875): “da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni”.Nell’opera citata il padre del materialismo storico e del socialismo scientifico interviene sulla questione “capacitaria”, cioè sulla capacità come criterio universale di un ordine che favorisca il merito. In questo testo critica il programma lassalliano anche perché esso, puntando sull’uguaglianza delle retribuzioni in proporzione del lavoro effettuato, manteneva la prospettiva socialista in un orizzonte legato alla logica borghese. Si trattava infatti – per Marx – di un’idea di eguaglianza di tipo formalistico, dato che la produzione in tal modo dipendeva non solo dal lavoro ma anche dalla “natura” e cioè dalle doti personali innate e poi dalle condizioni materiali come ad esempio l’essere o no sposato. In tal caso, insomma, l’eguaglianza avrebbe portato alla diseguaglianza e come sosteneva lo stesso Lenin in “Stato e rivoluzione”, per evitare tale situazione era necessario applicare un diritto di tipo “diseguale” (Salvatore Cingari,”Marx critico della meritocrazia” in Micropolis).
Scriveva Marx a proposto della “giusta” retribuzione basata sulla prestazione:”l’eguale diritto è qui perciò ancora sempre (…) il diritto borghese (..) l’uno è fisicamente o moralmente superiore all’altro, e fornisce quindi nello stesso tempo più lavoro, oppure può lavorare durante un tempo più lungo; e il lavoro, per servire come misura, dev’essere determinato secondo la durata o l’intensità, altrimenti cesserebbe di essere misura. Questo diritto uguale è un diritto diseguale per lavoro diseguale. Esso non riconosce nessuna distinzione di classe, perché ognuno è soltanto operaio come tutti gli altri, ma riconosce tacitamente la ineguale attitudine individuale, e quindi capacità di rendimento, come privilegi naturali. Esso è perciò, pel suo contenuto, un diritto della diseguaglianza, come ogni diritto. Il diritto può consistere soltanto, per sua natura, nell’applicazione di una uguale misura; ma gli individui disuguali (e non sarebbero individui diversi se non fossero diseguali) sono misurabili con uguale misura solo in quanto vengono sottomessi a un uguale punto di vista, in quanto vengono considerati soltanto secondo un lato determinato”.
