Manuel M Buccarella
La Germania, locomotiva d’Europa, si è fermata ed è ora in recessione. Un paese molto lontano da quello che è stato apprezzato per decenni, dall’economia avanzata alle larghe agibilità democratiche e sindacali, a politiche di inclusione sociale di cittadini ed immigrati al Welfare.
È di inizio dicembre il report OCSE che mette l’economia tedesca agli ultimi posti tra quelle dei paesi industrializzati, con una crescita stimata per il 2025 dello 0,7%, pochi punti percentuale al di sotto di quella italiana (+0,9%). Ed ora, dopo il fallimento di un governo progressista, appoggiato dai liberali democratici, guerrafondaio, con i verdi tra i principali sostenitori della “chiamata alle armi” pro Ucraina e dell’aumento della spesa militare (da non crederci ndr), si agita nuovamente, praticamente cento anni dopo, lo spettro del nazismo, con l’Udf forte di consenso elettorale che addita gli immigrati come novelli appestati e responsabili della crisi economica e sociale della Germania.
Uno dei fattori principali del declino tedesco è la perdita del gas russo a buon mercato, che per anni ha alimentato il settore industriale e garantito costi energetici contenuti. Senza parlare del sabotaggio del gasdotto Nordstream 2, che avrebbe dovuto potenziare le forniture di gas dalla Russia, messo fuori uso dagli ucraini, proprio quelli a cui la Germania offre sostegno economico e militare, con l’aiuto assai probabile degli americani.Da febbraio a novembre 2022 l’inflazione è raddoppiata e l’economia ha arrancato. Il gas russo è stato sostituito in fretta da quello liquido americano, assai più costoso (c’è sempre la manina degli americani in queste operazioni assai vantaggiose ndr) ma i prezzi sul mercato restano a oggi alti e gli anni 2023 (-0,3%) e 2024 (-0,2%) sono stati segnati dalla recessione. I costi della transizione energetica “green”, inoltre, sono risultati superiori alle attese, impiegando nuove ed ulteriori risorse pubbliche e private, a danno sia dei conti pubblici che più in generale dell’economia.
“Il risultato di questa crisi – scrive su Money.it Luna Luciano – è ben evidente nel settore automobilistico, un tempo fiore all’occhiello del Paese, con colossi come ThyssenKrupp e Volkswagen che hanno annunciato chiusure di fabbriche e licenziamenti. Una “crepa” nell’economia tedesca di cui si è subito approfittata la Russia, che si è offerta di assumere i lavoratori licenziati da Volkswagen”.
Putin offre ai lavoratori tedeschi un impiego sicuro nei cinque stabilimenti in corso di realizzazione nell’ambito del progetto Jetta, legato a Volkswagen ma di proprietà cinese. Cinque anni di lavoro e residenza in Russia e poi è assicurata la cittadinanza russa.
La crisi economica tedesca, che trascina con sé anche il manifatturiero italiano, ha rafforzato disagio sociale e diseguaglianze, cui il governo Scholz sembra non aver fornito adeguate risposte. Tale contesto ha rafforzato la crescita di forze politiche xenofobe e di estrema destra come Afd, che se non rischiano di prendere il potere tuttavia riescono ad incarnare il disagio di larghe fasce di popolazione che se la prendono con gli immigrati, rafforzando l’importanza e la purezza della razza ariana.

