Il 9 maggio 1978 il sacrificio del compagno Peppino Impastato contro la mafia

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Il 9 maggio 1978 il sacrificio del compagno Peppino Impastato contro la mafia

Giuseppe “Peppino” Impastato è stato un attivista, giornalista e politico italiano che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia in Sicilia, pagando con la propria vita il suo impegno civile. La sua storia rappresenta uno dei simboli più potenti della resistenza civile contro Cosa Nostra.

La notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 Peppino Impastato venne assassinato. Il suo corpo fu ritrovato dilaniato su un tratto ferroviario nei pressi di Cinisi. Impastato fu rapito, colpito a morte o tramortito con un grosso sasso (che venne rinvenuto a pochi metri di distanza, ancora sporco di sangue) e tentando di far apparire la sua morte come dovuta a un attentato fallito o a un suicidio, per distruggerne anche l’immagine, fu fatta esplodere una carica di tritolo sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani.

La lista di Democrazia Proletaria, con la quale era candidato al consiglio comunale di Cinisi, ottenne 260 voti e un seggio; gli elettori votarono comunque, simbolicamente, per il defunto Peppino, che addirittura risultò il candidato più votato con 199 preferenze, con il suo seggio che andò ad Antonino La Fata.

Inizialmente gli inquirenti ipotizzarono un attentato terroristico fallito o un suicidio, teorie che oggi sappiamo essere state deliberatamente costruite per coprire la verità.Il delitto avvenne in un momento particolare della storia italiana: lo stesso giorno in cui venne ritrovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Questo contribuì a mettere in secondo piano la morte di Impastato sui media nazionali.La famiglia di Peppino, in particolare la madre Felicia e il fratello Giovanni, insieme agli amici e compagni di lotta, dovettero combattere per decenni per ottenere verità e giustizia. Solo nel 2002, dopo un tortuoso percorso giudiziario, Gaetano Badalamenti venne condannato come mandante dell’omicidio.

Peppino Impastato era nato a Cinisi (Palermo) il 5 gennaio 1948. Peppino cresce in una famiglia con legami mafiosi: suo zio Cesare Manzella era un potente boss locale e suo padre Luigi aveva stretti rapporti con ambienti mafiosi. Nonostante questo, o forse proprio in reazione a questo ambiente, Peppino scelse una strada completamente diversa, rompendo con la sua famiglia e dedicandosi all’attivismo antimafia.

L’attività politica e “Radio Aut”

Nel 1965 Peppino fondò il giornale “L’Idea Socialista” e successivamente si unì a vari movimenti di sinistra. Fu attivista anche di Democrazia Proletaria. La sua azione più incisiva fu la creazione nel 1977 di “Radio Aut”, una radio libera dalla quale denunciava i crimini e gli affari della mafia nella sua zona, in particolare quelli di Gaetano Badalamenti, potente boss di Cinisi.Attraverso trasmissioni satiriche come “Onda Pazza”, Peppino ridicolizzava i mafiosi e i politici collusi, chiamando la sua cittadina “Mafiopoli”. Famosa la sua definizione della mafia: “la mafia è una montagna di merda!”La sua voce irriverente e coraggiosa divenne un simbolo di resistenza e un punto di riferimento per la comunità locale.

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