Il 17 dicembre 1973 all’aeroporto di Fiumicino un commando composto da cinque palestinesi realizzò un’operazione terroristica che provocò la morte di 32 persone, tra cui sei italiani.
Fu ucciso anche il finanziere Antonio Zara, mentre cercava di opporre resistenza ai terroristi e per questo insignito della medaglia d’oro al valor militare.
Subito dopo i terroristi si impossessarono di un jumbo della Lufthansa pronto al decollo. Complessivamente restarono a terra 32 persone, tra cui 6 italiani, 5 civili e il giovane finanziere appena ventenne Antonio Zara, che tentò di opporsi alla fuga dei terroristi ma uno di loro lo uccise con una raffica di mitra che lo raggiunse alla schiena. L’azione terroristica, che provocò peraltro il ferimento di altre 17 persone, terminò nella tarda serata del giorno dopo all’aeroporto di Kuwait City, dove furono liberati gli ostaggi ed arrestati i terroristi.
Non si è mai capito a quale organizzazione appartenessero i terroristi, ma non all’Olp, a cui in un primo momento le autorità kuwaitiane avevano pensato di consegnare gli uomini del commando.
Successivamente ad estenuanti vicende internazionali, nel 1974 il presidente egiziano Anwar Sadat acconsentì che venissero portati al Cairo sotto la responsabilità dell’OLP e che venissero processati dalla stessa per aver condotto una “operazione non autorizzata”. Rimasero in carcere fino al 24 novembre del 1974, giorno in cui in seguito a dei negoziati avviati durante il dirottamento di un aereo britannico in Tunisia, compiuto per richiedere la loro scarcerazione, i cinque uomini del commando furono liberati in Tunisia con la complicità di molti governi arabi, europei e del governo americano. Da quel momento non ci sono state più notizie certe sulla loro sorte.
