I giudici italiani dovrebbero annullare il divieto relativo al fiore della canapa, nonostante le intenzioni del governo di smantellare i negozi di cannabis light. La ragione? Palazzo Chigi ha commesso lo stesso errore della legge sul divieto della carne coltivata, ovvero non ha notificato la normativa alla Commissione europea, come richiesto dalla direttiva 1535 del 2015.
Le associazioni del settore della canapa avevano già sollevato dubbi: l’articolo 18 del decreto Sicurezza non risultava nell’archivio online degli avvisi ufficiali all’Unione europea. Per questo, le organizzazioni Canapa sativa Italia e Imprenditori canapa Italia (IcI) avevano avviato un ricorso presso il tribunale civile, davanti alla corte distrettuale d’appello di Firenze.
“Oggi si accende una luce di speranza per la canapa italiana. La mancata notifica dell’articolo 18 del decreto sicurezza – e, allo stesso modo, del decreto Schillaci – da parte del governo, come previsto dalla Direttiva 2015/1535, porterà a disapplicare queste norme che avrebbero potuto danneggiare gravemente un settore strategico e vitale per il nostro Paese. Si apre così un nuovo spiraglio per le 3 mila imprese che sarebbero state costrette a chiudere i battenti o a ridimensionare le loro attività, temendo rischi legali che non sarebbero mai dovuti gravare su un settore assolutamente in linea con la giurisprudenza comunitaria. E tirano un sospiro di sollievo i 30 mila addetti della filiera”,dichiara Cristina Guarda, europarlamentare dal 2024 con Europa Verde.
