Manuel M Buccarella
Sono i giovani, soprattutto gli under 30, a scendere in piazza in Iran, decisi a rovesciare il regime degli Ayatollah. Sono giovani senza lavoro, senza possibilità di futuro, a scendere in piazza ancora a Teheran e in altre città e a pagare il tributo più alto in termini di vite umane.
Le cause di questa spaventosa agitazione sono prevalentemente economiche. Ai media vaticani Farian Sabahi, docente di Storia Contemporanea all’Università Insubria, conferma che l’innesco di queste proteste “è stata sicuramente l’altissima inflazione, il carovita e l’impossibilità dei commercianti di far fronte alle spese, tanto da decidere di chiudere i negozi consapevoli che quello che avrebbero venduto quel giorno a una certa cifra l’avrebbero pagato di più all’ingrosso il giorno successivo. Poi, man mano, le proteste si sono estese, tra l’altro non tanto nelle aree metropolitane, ma, in prima battuta, in aree marginali, dove il governo del presidente Masoud Pezeshkian aveva fatto delle promesse di miglioramento economico che in 18 mesi non si sono mai concretizzate. Dunque le proteste contro il carovita sono diventate anche espressione di malcontento della popolazione e anche proteste contro il regime”.
Sarebbero 648 i manifestanti uccisi secondo l’organizzazione con sede in Norvegia Iran Human Rights (Ihr), 12mila, invece, secondo l’Iran International, in quello che il noto media di opposizione basato a Londra definisce “il più grande massacro nella storia contemporanea del Paese, avvenuto in gran parte nelle notti dell’8 e 9 gennaio”.
Le “minacce” di Trump e dell’Ue
Le persone finite in manette sono a quota 10.721. Resta il blocco ad Internet, mentre vengono gradualmente ripristinati i collegamenti telefonici internazionali. Intanto Trump promette aiuti ai manifestanti, senza escludere un intervento militare dall’alto. “L’aiuto è in arrivo”, promette il tycoon, poi li incoraggia a marciare sulla capitale e a prendersi le istituzioni. Gli States minacciano inoltre dazi al 25% per chi fa affari con l’Iran.
Kaja Kallas, alto rappresentante UE per gli Affari esteri, annuncia nuove sanzioni economiche a danno del governo degli Ayatollah.
La risposta di Teheran
Teheran è “pronta alla guerra e al dialogo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a bordo dell’Air Force One, ha annunciato che i leader iraniani hanno chiamato l’amministrazione americana per negoziare”. Per Teheran comunque la situazione “è sotto controllo”.
La bufala della rivoltosa che accende una sigaretta con il ritratto di Khamenei in fiamme
Concludiamo con la fake relativa al video, che ha fatto il giro del mondo, che ritrae Una ragazza si accende una sigaretta con una foto di Khamenei in fiamme. Non è una rivoltosa iraniana. La foto è stata scattata nel 2022, in Canada, e ritrae una giovane femminista locale, ebrea canadese, per altro sionista ed antipalestinese.
