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Tra gli anni Sessanta e Settanta, per decisione del governo della Danimarca circa 4.500 donne di etnia inuit residenti in Groenlandia (gli inuit sono ancora oggi la maggioranza nell’ isola) si videro impiantare il dispositivo contraccettivo spirale senza aver dato il loro consenso. Oggi 67 di quelle 4.500 donne, che all’epoca rappresentavano circa la metà delle cittadine groenlandesi in età fertile, chiedono a Copenhagen un risarcimento di 300mila corone (circa 40mila euro) a persona per il danno subito.
La prima a raccontare l’esperienza è stata Naja Lybert, attivista e psicologa. Aveva quattordici anni quando, durante una visita medica prescritta dalla scuola, le inserirono in corpo la spirale. Lei non sapeva cosa stesse accadendo e i suoi genitori non erano presenti per dare il consenso all’operazione.
Naja Lybert ha parlato della vicenda circa sei anni fa. La sua storia e quella di tutte le altre donne sottoposte alla misura sono emerse nel 2022 grazie a un podcast prodotto dalla tv danese chiamato Spiralkampagnen, La campagna della spirale.
La politica di controllo del concepimento degli inuit chiamata Danish coil campaign serviva a risparmiare sul welfare. In poco tempo la misura condusse al dimezzamento del tasso di natalità dell’isola più grande del mondo. Va detto anche che la principale fonte di reddito per la Groenlandia era, ed è tutt’ora, rappresentata dalle sovvenzioni di Copenaghen.Se la popolazione non cresce, si ha evidentemente bisogno di minori sovvenzioni.
La Groenlandia, in passato colonia norvegese, è una contea autonoma della Danimarca. Non è più parte dell’ Unione Europea dal 1985, a seguito di un referendum tenutosi nel 1982.

Il potere è sempre maligno, malvagio…Stavolta c’entrano i soldi (le sovvenzioni della Danimarca alla Groenlandia), ma sappiamo bene dalla Storia che non c’è denaro senza potere e viceversa. Credo (spero, più che altro) che il popolo danese sia altra cosa rispetto al governo che prendeva quelle scellerate decisioni, così come oggi il popolo italiano è in maggioranza contrario alla guerra che il suo esecutivo porta avanti calpestandone la volontà. Sono i rischi della “democrazia”; in ogni caso, per quello che ne so, i danesi ci possono purtroppo dare lezioni di civiltà, altroché. Ci vorrei abitare, lì in Danimarca, io; soprattutto adesso e ci volevo espatriare ai tempi delle leggi ad personam di B. e della rielezione di Napolitano…Il mio era un malessere fisico…