Manuel M Buccarella
La morte di Aldo Moro rappresenta uno dei capitoli più tragici e controversi della storia italiana contemporanea e della Prima Repubblica.
Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana e figura centrale della politica italiana del dopoguerra, fu rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 a Roma, in Via Fani, durante un agguato in cui furono uccisi i cinque uomini della sua scorta.Il rapimento avvenne in un momento storico particolarmente delicato per l’Italia, nel pieno degli “anni di piombo”, e proprio mentre stava per concretizzarsi il “compromesso storico”, un’apertura politica verso il Partito Comunista Italiano che Moro aveva architettato e che avrebbe dovuto portare ad un inedito governo DC – PCI, rompendo la storica conventio ad excludendum a danno del Partito Comunista. Il progetto del filosofo del diritto salentino ebbe non pochi nemici anche all’interno del suo partito.
Durante i 55 giorni di prigionia, Moro scrisse numerose lettere alle autorità e alla famiglia, chiedendo che si negoziasse per la sua liberazione. Tuttavia, il governo italiano, guidato da Giulio Andreotti, adottò la “linea della fermezza”, rifiutando qualsiasi trattativa con i terroristi. La linea fu condivisa anche dal Partito Comunista di Berlinguer. I brigatisti avevano proposto la liberazione di Aldo Moro in cambio della scarcerazione di diversi “prigionieri politici” detenuti nelle carceri italiane.
Il 9 maggio 1978, dopo quasi due mesi di prigionia, il corpo di Aldo Moro fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in Via Caetani a Roma, simbolicamente a metà strada tra le sedi della DC e del PCI. Era stato ucciso con diverse pallottole.
Il “compromesso storico” non fu più realizzato.
La vicenda Moro ha lasciato numerosi interrogativi irrisolti, alimentando teorie sul possibile coinvolgimento di servizi segreti internazionali e sulla presenza di depistaggi nelle indagini, rendendo questo caso un mistero che continua a suscitare dibattiti e ricerche storiche.
I processi
Il 24 gennaio 1983 la Corte d’assise di Roma, presieduta dal giudice Severino Santiapichi, al termine di un processo durato nove mesi che riuniva le istruttorie Moro-uno e Moro-bis portate a termine dai giudici istruttori Ferdinando Imposimato e Rosario Priore, inflisse 32 ergastoli e 316 anni di carcere a 63 imputati; furono decise anche quattro assoluzioni e tre amnistie. Furono applicate le norme di legge che concedevano un trattamento di favore ai collaboratori di giustizia e furono riconosciute alcune attenuanti ai dissociati. Il 14 marzo 1985, nel processo d’appello, i giudici diedero maggior valore alla dissociazione (scelta fatta da Adriana Faranda e Valerio Morucci) cancellando 10 ergastoli e riducendo la pena ad alcuni imputati.
Pochi mesi dopo, il 14 novembre, la Cassazione confermò sostanzialmente il giudizio d’appello.Negli anni successivi furono celebrati tre nuovi processi (Moro-ter, Moro-quater e Moro-quinquies) che condannarono altri brigatisti per il loro coinvolgimento in azioni eversive svolte a Roma fino al 1982 e in alcuni risvolti del caso Moro. Tra i principali soggetti coinvolti nella vicenda e condannati vi furono Mario Moretti (a capo del gruppo), Prospero Gallinari, Adriana Faranda.
L’ombra dei servizi segreti deviati e della Cia
Secondo il giornalista e parlamentare comunista Giulietto Chiesa, “… alcuni dei brigatisti rossi erano, loro stessi, degli agenti dei servizi segreti americani ed israeliani. Con tutta probabilità parteciparono anche, attraverso i loro infiltrati, al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro.“
Molti ritengono che dietro la morte di Aldo Moro ci siano gli Stati Uniti ed Henry Kissinger: la sua ossessione era il comunismo, che intendeva combattere sia nei paesi a socialismo reale che nelle democrazie occidentali. Era infatti il settembre del 1974 quando Aldo Moro, nel corso di un viaggio negli Stati Uniti da ministro degli Esteri, subì queste gravi minacce da Kissinger. “Onorevole … lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui o lei smette di fare queste cose o lei la pagherà cara, molto cara. Veda lei come la vuole intendere, noi l’abbiamo avvisata”.
In quegli anni, come scritto ,si stavano infatti valutando delle convergenze tra la Democrazia Cristiana ed il Psi ed il PCI di Enrico Berlinguer, il famoso “compromesso storico” di cui parlava Berlinguer, e che avrebbe potuto portare ad una svolta importante nella politica italiana, con un governo affidato ai partiti italiani di massa cattolico, socialista e comunista. Soluzione avversata da Washington ma anche da Mosca.
“Tutta la storia che avete raccontato parte da Yalta. Non solo quella di tutte le stragi in Italia, ma anche di tutte quelle internazionali; non c’è un caso Moro o Ustica o Portella della Ginestra. C’è un disegno di un governo del mondo che vuole ridurci in schiavitù, anche dal punto di vista cerebrale. Per questo motivo è quasi impossibile controllare e arrivare a documenti”. Sono le parole della figlia dello statista Aldo Moro, Maria Fida Moro.
