ma.bu.
Si è concluso il vertice del Consiglio europeo tenutosi ieri ed oggi a Bruxelles, incentrato su Ucraina, Medio Oriente, difesa e commercio.
1. Supporto all’Ucraina
I 26 paesi (esclusa l’Ungheria) hanno adottato conclusioni a sostegno dell’Ucraina, impegnandosi a fornire sistemi di difesa aerea, anti‑droni e munizioni ad alto calibro, oltre a incoraggiare la ricostruzione post‑guerra. Viktor Orbán ha esercitato il veto sul testo comune, sostenendo che “se integrassimo l’Ucraina, integreremmo la guerra” nell’UE .
Di conseguenza il Consiglio ha aggirato il veto allegando separatamente una dichiarazione firmata da 26 governi .Orbán ha poi commentato che è l’Unione Europea a essersi isolata, non l’Ungheria, vantando “ottimi rapporti” con USA, Cina e Russia
2. Cessate il fuoco a Gaza
I leader UE hanno fatto un appello unanime per un cessate il fuoco immediato a Gaza e il rilascio degli ostaggi .Hanno inoltre espresso preoccupazione per possibili violazioni israeliane dell’accordo di associazione UE‑Israele e invitato a riesaminare la situazione in luglio. La proposta proveniente dalla Spagna di Pedro Sánchez di sospendere l’accordo di partenariato commerciale con Israele per palese violazione dell’articolo 2 da parte sionista (violazione dei diritti umani) è stata bloccata dal veto congiunto di Italia e Germania.
3. Lobby commerciale e WTO.
Si è discusso di un possibile accordo commerciale con gli USA, incluse misure protezionistiche euronomiche in risposta a dazi statunitensi, e dell’ipotesi di lanciare un’alternativa al WTO insieme al CPTPP. Anche Orbán ha criticato la debolezza negoziale dell’UE rispetto agli USA. Rileviamo come l’Italia con Giorgia Meloni, in posizione assolutamente supina rispetto alle politiche di Trump, ritenga “convenienti” o comunque non dannosi dazi al 10% che gli Usa imporrebbero ai Paesi UE, senza necessità di rispondere con controdazi.
4. Difesa dell’Unione
L’intero Consiglio EU ha approvato all’unanimità misure per rafforzare la difesa europea, come finanziamenti aggiuntivi e potenziamento della cooperazione militare. Orbán ha appoggiato l’aumento della spesa per la difesa, ma ha insistito per mantenerne il controllo sui singoli Stati, senza cedere poteri a Bruxelles.
Posizione di Orbán
In sintesi, Orbán ha continuato a isolarsi su Ucraina, opponendosi al percorso di adesione e contribuendo a far adottare il testo a 26 stati. Su altri dossier (Gaza, commercio, difesa) ha giocato un ruolo più pragmatico o marginale, talvolta in contrasto con la linea prevalente.
