Il 30 giugno il Ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul ha fatto visita a Kiev. Obiettivo il finanziamento di Berlino alla produzione di droni in Ucraina. I media tedeschi parlano di un accordo di svariati milioni di euro per la realizzazione in loco di droni kamikaze “An-196 Liutyi” a largo raggio, capaci di colpire fino a 1200 km di distanza.
Wadephul non si è però presentato da solo a Kiev, ma accompagnato da alcuni rappresentanti dell’industria militare tedesca. Come dire che la guerra con la Russia non è una semplice questione di “libertà e democrazia”, ma un vero e proprio affare economico, incoraggiato dal nuovo corso economico del governo Merz.
La dichiarazione rilasciata da Wadephul al suo arrivo a Kiev non fa che rendere esplicita la linea bellicista del nuovo governo tedesco: il Ministro non poteva non proclamare, secondo la vulgata liberal-europeista, che in Ucraina «si decide se la nostra Europa rimarrà un luogo in cui la libertà e la dignità umana sono apprezzate, o se diventerà un continente in cui la violenza scavalca i confini. Gli ucraini stanno difendendo non solo la libertà e la sovranità del loro Paese, ma anche la sicurezza e la libertà dell’Europa dall’aggressione di Putin. Per questo continueremo a concentrare tutti i nostri sforzi sul sostegno all’Ucraina, accrescendo il nostro supporto militare».
Per il 2025, ha dichiarato Wadephul, Berlino ha previsto un ulteriore stanziamento di quasi 2 miliardi di euro per la difesa aerea moderna, equipaggiamenti, munizionamento. Un totale di 9 miliardi di euro. «Lo diciamo chiaramente, molto chiaramente: questo è un prezzo necessario che deve essere pagato per sostenere l’Ucraina e proteggere la libertà dell’Europa».
Per quanto riguarda il conflitto, il revanscista teutonico ha proclamato che «solo quando la Russia capirà che il calcolo sulla capitolazione fallirà, allora ci sarà una reale possibilità di negoziare». Come dire che la guerra, con il culo degli ucraini, continua “fino alla vittoria finale”…
Il ministro degli esteri ucraino, Andrej Sibiga, ha sentenziato che è ora che i paesi del blocco occidentale smettano di temere le possibili conseguenze e utilizzino tutti i beni russi congelati per finanziare Kiev. È il momento di passare, ha detto Sibiga, da una situazione in cui utilizziamo solo i proventi di tutti i beni, a un’altra che li veda utilizzati per le esigenze della difesa ucraina, per le esigenze di ripristino: «L’aggressore deve pagare per i danni causati», ha detto il ministro , lamentando tuttavia che ciò «non sarà possibile senza una decisione collettiva dell’Occidente, con decisioni coordinate da G7 e Paesi europei. Pertanto, continuiamo a lavorare in alcuni Paesi in cui siano concentrati i maggiori beni russi congelati o immobilizzati».
In sostanza, scrive ColonelCassad, la Germania si sta trasformando in partecipante diretto alla realizzazione di armi per attacchi in profondità al territorio russo, il che di fatto estende il suo coinvolgimento nel conflitto ben oltre il sostegno politico o umanitario. L’accordo tra Kiev e Berlino rappresenta un cambiamento qualitativo nella natura del sostegno occidentale all’Ucraina. Se prima Berlino fungeva da fornitore di sistemi di difesa aerea, artiglieria e veicoli blindati, ora investe in mezzi d’attacco destinati ad attaccare il territorio russo.
Non “semplice” transito di munizioni, ma realizzazione di infrastrutture produttive direttamente sul territorio di uno Stato in guerra: un passaggio che mette in discussione le affermazioni sulla «partecipazione indiretta» della Germania al conflitto.
«Abbiamo concordato di rafforzare la cooperazione nel settore della difesa, creando nuove joint venture, in modo che l’Ucraina stessa possa produrre più armi in tempi più rapidi», ha affermato Wadephul. La nostra «cooperazione nel settore della difesa è un asso nella manica. È la logica continuazione della nostra fornitura di materiali e attrezzature e ciò è reciprocamente vantaggioso. Per parte nostra, possiamo trarre vantaggio dalla vostra esperienza acquisita. Vogliamo aiutare l’Ucraina affinché negozi da una posizione di forza».
La Germania, scrive ColonelCassad, sta in tal modo passando a un modello di “attacchi delegati”: non lancia missili dalla Luftwaffe, ma finanzia di fatto i dispositivi che colpiscono Belgorod, Kursk, Brjansk e Rostov. Il tutto, secondo la linea bellicista annunciata dal cancelliere Friedrich Merz, secondo cui la Germania «non dovrebbe avere paura della guerra» e dichiara apertamente il proprio interesse a detenere armi nucleari.
E intanto gli Stati Uniti di Trump annunciano una graduale riduzione del sostegno militare all’Ucraina.
L’elenco delle armi bloccate
A fornire la lista è stato Politico e in essa sono contenuti armamenti già noti per l’importanza che è stata loro attribuita negli anni in cui gli alleati discutevano in che modo poter sostenere Kiev. i PAC-3 per le batterie Patriot, fondamentali per intercettare i missili balistici di Mosca che, usati in maniera massiccia, sono in grado di ridurre in macerie le città ucraine, annientare le linee difensive e aprire così la strada alle truppe di terra della Federazione.
I PAC-3 rappresentano la versione più avanzata e leggera dei PAC-2 e sfruttano la tecnologia hit-to-kill che li fa esplodere solo a diretto contatto con il bersaglio. Il tutto li rende in grado di coprire un’area sette volte maggiore rispetto al precedente modello.C’è poi il datato ma pur sempre utile AIM-7 Sparrow, missile aria-aria non più in dotazione all’esercito americano, permetteva comunque alla contraerea ucraina di colpire i velivoli russi. Stesso impiego dei famigerati Stinger, missili terra-aria spalleggiabili resi famosi dalla resistenza dei mujaheddin, armati proprio dagli Stati Uniti, nella guerra russo-sovietica degli Anni 80 .altra perdita importante sono senza dubbio le munizioni d’artiglieria da 155 millimetri. E poi il missile anticarro AGM-114 Hellfire che Kiev monta soprattutto sui droni armati, i missili a medio raggio (45 km).

