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Il differenziale, il famoso spread tra i BTP italiani e gli omologhi tedeschi, i Bund, a 10 anni, ha toccato in questi giorni la soglia record degli 80 punti.
Il governo Meloni, inizialmente accolto dai mercati con più di un sospetto per una possibile gestione allegra dei conti pubblici, alla fine si è dimostrato rigoroso nella gestione del debito. Il nuovo esecutivo può dunque fregiarsi del primato sullo spread rispetto al Governo Draghi e a quello Gentiloni, gli unici negli ultimi quindici anni ad aver avuto uno spread sotto 90.
C’è però una nota dolente, fa notare Alberico Zago di Finanza Online. Nonostante la striscia record di tagli dei tassi da parte della Bce negli ultimi 12 mesi (8 tagli consecutivi), oggi il rendimento del Btp a 10 anni è in area 3,45%, superiore rispetto ai minimi a 3,18% toccati lo scorso dicembre.
Quasi 30 punti base di rendimento che non sono poco, scrive Zago, visto che se il rendimento sale, significa che lo Stato deve offrire interessi più alti per convincere gli investitori a comprare i suoi titoli. Il costo del debito pubblico per lo Stato italiano è dunque salito nuovamente nonostante la Bce stia continuando ad abbassare i tassi di interesse…

