Il vertice dei Brics di Rio de Janeiro si chiude con una dichiarazione congiunta: Rafforzare la cooperazione del Global South per una governance più inclusiva e sostenibile.

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Il vertice dei Brics di Rio de Janeiro si chiude con una dichiarazione congiunta: Rafforzare la cooperazione del Global South per una governance più inclusiva e sostenibile.

Si è chiuso il 6 luglio, a Rio de Janeiro, il 17esimo summit dei paesi BRICS. I suoi membri hanno firmato una dichiarazione congiunta che si intitola “Rafforzare la cooperazione del Global South per una governance più inclusiva e sostenibile“. Come si legge sul sito dei BRICS, il documento riflette “l’impegno a rafforzare il multilateralismo, a difendere il diritto internazionale e a impegnarsi per un ordine globale più equo“.

Nel testo, cui non ha partecipato la Cina, non c’era Xi al vertice, impegnato sul fronte americano, vengono ribadite “serie preoccupazioni per l’aumento di misure tariffarie e non tariffarie unilaterali che distorcono il commercio e sono incompatibili con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio“. In esso, vengono anche “condannati gli attacchi militari contro la Repubblica Islamica dell’Iran dal 13 giugno 2025“, ma non ci sono altri riferimenti a Israele o al ruolo avuto dagli USA.

Sull’Ucraina i BRICS condannano il terrorismo ucraino contro i civili durante gli attacchi a ponti e infrastrutture ferroviarie nelle regioni russe di Bryansk, Kursk e Voronezh. Ma anche sul conflitto in Est Europa, le parole si fermano qui. Più duro l’attacco all’occupazione sionista della Palestina, con la condanna verso “l’uso della fame come metodo di guerra” e “i tentativi di politicizzare o militarizzare l’assistenza umanitaria“. Ovviamente nulla sulla Russia.

I BRICS hanno riaffermato il sostegno alla soluzione a due stati, col rispetto dei confini stabiliti nel 1967. Un’ipotesi che segue le determinazioni prese in sede ONU e il diritto internazionale, ma che nessuno (nemmeno a Rio, sicuramente) ancora pensa sia davvero una soluzione concretamente realizzabile.Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, al vertice avrebbe infatti affermato: “la Repubblica islamica dell’Iran ritiene che una soluzione giusta per la Palestina sia un referendum con la partecipazione di tutti gli abitanti originari, compresi ebrei, cristiani e musulmani, e che questa non sia una soluzione irrealistica o irraggiungibile“.

È stata promossa anche la riforma del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale. Strumenti dell’ordine di Bretton Woods, ormai morto e sepolto, e che per decenni hanno espresso l’egemonia mondiale statunitense, ma che ormai si presentano sempre più come strumenti di ricatto economiche verso le economie emergenti.

Oltre a chiedere una giusta tassazione sui miliardari, allo stesso tempo è stato rilanciato anche il ruolo della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), l’istituto fondato dai BRICS per essere “agente robusto e strategico di sviluppo e modernizzazione nel Sud del mondo“. Tra le sue funzioni anche quella di “espandere il finanziamento in valuta locale“.

La questione dedollarizzazione è stata infine citata da Lula. “La discussione – ha detto il presidente brasiliano – sulla necessità di una nuova moneta per l’export è estremamente importante“, anche se poi si è soffermato solo sull’Iniziativa di Pagamenti Transfrontalieri, messa in piedi dai BRICS per agevolare gli scambi tra i paesi membri.

Vedremo se alle parole ed alle dichiarazioni d’intenti seguiranno i fatti.

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