Ucraina, si combatte ancora. Intanto al Consiglio di Sicurezza ONU la Federazione Russa rilancia la questione dell’attentato al North Stream…

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Ucraina, si combatte ancora. Intanto al Consiglio di Sicurezza ONU la Federazione Russa rilancia la questione dell’attentato al North Stream…

Manuel M Buccarella

Mentre sul campo di battaglia le forze armate russe avanzano nel Dnipro e conquistano altri villaggi, mentre gli ucraini reclamano la riconquista di tre villaggi e l’efficacia di attacchi in territorio russo ad alcune raffinerie di petrolio (il che comportato in questi giorni una rapida impennata del prezzo del carburante alla pompa per i cittadini della Federazione Russa), alle Nazioni Unite si è assistito ad un vero botta e risposta tra i rappresentanti euroatlantici e quelli di Russia e Cina sulla questione del sabotaggio al North stream. Gli Stati Uniti, sospettati non senza fondamento di aver organizzato l’attentato del settembre 2022 ai due rami del gasdotto su mandato di Joe Biden in persona, hanno chiesto di non sollevare più la questione alle riunioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Ci si deve affidare, dicono, al lavoro della Procura tedesca che, dopo l’arresto in Italia dell’ex capitano del SBU ucraino Sergej Kuznetsov, proseguirà le indagini dirette, con ogni evidenza, a dimostrare in partenza l’esclusivo coinvolgimento di un gruppo di incursori ucro-europei nel sabotaggio che ha interrotto le forniture di gas russo all’Europa e principalmente proprio alla Germania.L’operazione “piratesca” ha cagionato gravissimi danni sia alla Germania che alla Russia. Ciononostante Berlino ha continuato a rifornire l’Ucraina di continui aiuti sia militari che finanziari. L’attentato ha con ogni evidenza portato vantaggi sia all’Ucraina, interessata a ridurre produzione e distribuzione di gas russo in Europa (con l’intento di intaccare le risorse economiche utili al Cremlino per finanziare la sua “macchina da guerra”), sia agli Stati Uniti, che hanno sostenuto prima l’instabilità politica di Kiev e poi la guerra contro la Russia per acquisire in Europa l’egemonia nella distribuzione, a caro prezzo, del proprio gnl, tagliando fuori la Russia, prima egemone, con le sanzioni proprie e della Commissione UE.

Tornando ai fatti del Consiglio di Sicurezza, gli Usa respingono i «tentativi di politicizzare la questione e anticipare i risultati della procedura in corso» ha detto la rappresentante yankee all’ONU, Dorothy Shea. Non si deve sottrarre tempo al Consiglio di sicurezza, ha detto in sostanza, per parlare di un incidente di tre anni fa, quando invece ci si deve concentrare sulla questione ucraina; come se le due questioni dirette, con ogni evidenza, a dimostrare in partenza l’esclusivo coinvolgimento di un gruppo di incursori ucro-europei nel sabotaggio che ha interrotto le forniture di gas russo all’Europa e principalmente proprio alla Germania.

Così, Washington indica agli “alleati” che l’unica strada da seguire è quella di non mettere in dubbio né l’andamento giudiziario tedesco, né il corso delle “indagini” condotte da alcuni paesi europei e non c’è proprio bisogno che il Consiglio perda tempo su tali questioni. Il Presidente Trump, ha detto Shea «è concentrato su un obiettivo: garantire una pace negoziata e duratura in Ucraina per porre fine alle sofferenze umane. Invitiamo anche la Russia a concentrarsi su questo obiettivo».

Netta la risposta del vice rappresentante russo all’ONU, Dmitrij Poljanskij, secondo il quale le affermazioni per cui solo alcuni subacquei semi-professionisti sarebbero coinvolti nel sabotaggio, non hanno nulla a che vedere con la realtà.

Con “rivelazioni” apparentemente nuove, ha detto Poljanskij, le autorità tedesche «ci stanno conducendo a una versione dei fatti che in realtà circola sui media occidentali già da circa due anni», con sub “amatoriali” ucraini che, a bordo dello yacht “Andromeda”, avrebbero agito in modo pressoché indipendente o, al massimo, avrebbero eseguito gli ordini dell’ex comandante in capo Valerij Zalužnyj, il quale però, a sua volta, avrebbe disobbedito agli ordini di Vladimir Zelenskij.

Ma, ha detto Poljanskij, Mosca ha «ripetutamente dimostrato al Consiglio di Sicurezza la totale incoerenza di tali invenzioni… Dei “dilettanti”, semplicemente non avrebbero potuto portare a termine un’operazione di tale portata e complessità senza l’assistenza e la copertura di uno stato. Solo pochi paesi sono dotati delle necessarie capacità militari e tecniche» per portare a termine simili azioni. Ci viene insomma chiesto di credere che nel mezzo del Baltico, in una zona a navigazione estremamente intensa e con una significativa presenza militare, specialmente di naviglio NATO, una certa squadra di «subacquei semi-professionisti sia riuscita ad arrivare inosservata nella zona dell’isola di Bornholm, scendere a 70-80 metri e piazzare esplosivi ai due rami di un gasdotto protetto secondo le più moderne tecnologie da calamità naturali e incidenti provocati dall’uomo. Un’autentica trama da blockbuster!», ha detto Poljanskij.

La contrapposizione verbale non si è peraltro limitata ai rappresentanti di USA e Russia e lo stesso Poljanskij ha puntato l’indice contro alcuni paesi europei, accusandoli di voler bloccare una vera indagine: Germania, Danimarca e Svezia hanno «rifiutato l’offerta di cooperazione della Russia, direttamente colpita dall’attacco terroristico. Le richieste del nostro paese sono state respinte senza alcuna valida motivazione. In sostanza, siamo stati semplicemente esclusi dall’indagine», ha detto.

Il rappresentante francese ha dichiarato che la Russia ha «nuovamente richiesto un incontro sulla questione del North stream, sebbene non vi siano fondamenti. È solo un esempio della volontà russa di distogliere l’attenzione del Consiglio e della comunità internazionale».

Il rappresentante danese: «È difficile non commentare la palese ipocrisia della Russia nel richiedere questo briefing… la Russia ha ripetutamente chiesto al Consiglio di prestare attenzione agli incidenti al North stream, mentre attacca sistematicamente e distrugge militarmente le infrastrutture critiche in Ucraina».

fonte: l’AntiDiplomatico

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