CASCHI BLU PER GAZA

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CASCHI BLU PER GAZA

Alfredo Facchini

Mettiamola così: allo Stato delle cose quello che segue è fanta geopolitica.Ma ciò non toglie che si parli di carne viva, di un popolo ridotto all’agonia sotto gli occhi di un mondo che si gira dall’altra parte.

Da mesi si discute di tregue, corridoi umanitari, negoziati che hanno il sapore rancido delle scuse. Intanto Netanyahu macina fatti: annessione della Cisgiordania, deportazioni, bombardamenti senza tregua, ostaggi ignorati, fame e sete usate come armi.

E l’Onu? È intrappolata nel pantano del Consiglio di Sicurezza, dove il veto americano è il lasciapassare per il massacro. Settanta risoluzioni bloccate, settanta pugnalate al diritto internazionale.Richard Falk – ebreo, professore emerito a Princeton, dal 2008 al 2014 Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati – voce tanto autorevole quanto isolata, lo ripete in ogni occasione: serve un contingente internazionale con mandato armato per difendere i civili palestinesi. Un passo netto, capace di spostare i rapporti di forza.Una via ci sarebbe. Strumenti giuridici esistono, precedenti pure.

La Risoluzione 377 A, Uniting for Peace, votata nel 1950 nel pieno della guerra di Corea, spalanca una possibilità: quando il Consiglio è paralizzato dai veti, l’Assemblea Generale può scavalcare l’impasse e ordinare azioni collettive, perfino l’invio di truppe. È già successo: in Corea e a Suez nel ’56. Basterebbe la volontà politica di sette membri del Consiglio di Sicurezza su quindici per convocare l’Assemblea.La parabola è chiara: in Corea la 377 A fu piegata da Washington per legittimare la propria guerra.

A Gaza, quella stessa risoluzione dovrebbe servire all’opposto: fermare la macchina di sterminio e proteggere i civili. Allora la bandiera ONU fu usata come copertura di un esercito imperiale. Oggi potrebbe diventare scudo di un popolo condannato all’annientamento. Ciò che nel 1950 servì a scavalcare il veto sovietico, oggi potrebbe scavalcare quello israelo-americano.Chi oggi si rifugia nell’alibi dell’impotenza è parte integrante del crimine. Non c’è neutralità possibile davanti a un popolo cancellato: la neutralità è un inganno, la rassegnazione una forma di collaborazione.

Ad oggi la 377 A è un’arma politica sepolta. Ma convocare l’Assemblea Generale, ottenere la maggioranza dei due terzi e schierare caschi blu a Gaza è l’unico atto capace di rovesciare la partita. Altrimenti Gaza continuerà a essere un cimitero a cielo aperto e l’Onu resterà un club di complici.O si agisce, o ci si arrende all’idea che il diritto internazionale sia carta straccia e che la legge del più forte valga ovunque.

O i caschi blu a Gaza, o la resa definitiva della coscienza del mondo.

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