Armi all’Ucraina, sempre di più. Ecco il dossier. Il Ministero della Difesa italiano conferma mentre Mosca ha reso pubblici i nomi delle aziende italiche coinvolte nella produzione di droni per Zelensky (Fortunato Depero e Vladimir Volcic – Faro di Roma)

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Comunica il ministero della Difesa: il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha incontrato il ministro della Difesa della Repubblica Italiana, Guido Crosetto; nel corso dell’incontro, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa dell’Ucraina, Rustem Umerov, e il ministro Crosetto hanno ribadito l’impegno comune dell’Ucraina e dell’Italia a rafforzare la cooperazione bilaterale nel settore della difesa. Entrambe le parti mirano a costruire un partenariato stabile e di lungo termine che contribuisca alla pace e alla stabilità in Europa.

L’Ucraina esprime apprezzamento per il sostegno politico, militare e diplomatico fornito dall’Italia sin dall’inizio dell’invasione su vasta scala da parte della Russia. La solidarietà dell’Italia ha contribuito alla resilienza dell’Ucraina e agli sforzi più ampi volti a preservare la pace e la stabilità in Europa. In questo contesto, entrambe le parti sottolineano la loro volontà di proseguire il dialogo sulle modalità per sviluppare ulteriormente la cooperazione in modo pragmatico e reciprocamente vantaggioso.

La cooperazione futura coprirà diversi settori, quali lo sviluppo di capacità, lo scambio di esperienze e di insegnamenti tratti, nonché la cooperazione industriale in molteplici settori, tra cui la difesa aerea, i sistemi senza pilota, le munizioni e il settore marittimo, tra gli altri.

La collaborazione potrebbe comprendere la ricerca congiunta, la cooperazione tecnologica, i partenariati industriali e le iniziative di investimento, con l’obiettivo di ampliare il dialogo in settori rilevanti per la difesa moderna, quali la logistica, la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture critiche.

Le Parti stanno lavorando alla definizione di un quadro di partenariato strategico, conosciuto come “Drone Deal” in materia di difesa volto a delineare obiettivi comuni, possibili settori di cooperazione e meccanismi di revisione periodica. Tale quadro fornirebbe una base strutturata per un dialogo costante e lo sviluppo graduale di iniziative congiunte.

Entrambe le parti ribadiscono l’importanza delle relazioni tra il Ministero della Difesa ucraino e il Ministero della Difesa italiano ed esprimono l’intenzione di continuare a sviluppare la cooperazione in modo equilibrato, reciprocamente vantaggioso e sostenibile.

E il Ministero della Difesa russo ha reso pubblici i nomi delle aziende italiane coinvolte nella produzione di droni per Zelensky

Il Ministero della Difesa russo ha reso pubblici i nomi delle aziende europee coinvolte nella produzione di droni per le forze armate ucraine, droni che vengono utilizzati per colpire anche obiettivi civili sul territorio russo.Nell’elenco disponibile sul sito del ministero russo figurano anche aziende italiane, “CMD Avio” (Venezia), “MWFly” (Garbagnate Milanese), “Epa Power” (Omegna) e “Gilardoni” (Mandello del Lario).

Il contesto europeo: escalation coordinata degli affari di morte

Il 26 marzo 2026, i leader di diversi Paesi europei hanno deciso di intensificare la produzione e le forniture di droni all’Ucraina per compensare la carenza di soldati e le spaventose perdite ucraine sul campo.La decisione include un aumento dei finanziamenti per imprese ucraine in joint venture europee.Mosca ha risposto con una valutazione formale: questa scelta trasforma le Nazioni europee in una “base di supporto strategico” per l’Ucraina, trascinandole più profondamente in un conflitto diretto con la Russia. Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato l’elenco completo delle aziende coinvolte in otto Paesi europei: Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia, Lituania, Danimarca e Paesi Bassi. Ulteriore produzione di componenti avviene, secondo lo stesso ministero, in Turchia, Israele, Spagna e Italia.La nota russa avverte che la fabbricazione europea di droni utilizzati negli attacchi contro obiettivi russi potrebbe portare a “conseguenze imprevedibili” e invita l’opinione pubblica europea a riconoscere che questi siti produttivi potrebbero diventare bersagli legittimi in una logica di ritorsione militare.

Roma abbraccia Kiev: il Drone Deal.

Il 15 aprile 2026, Volodymyr Zelensky ha incontrato a Roma il Ministro della Difesa Guido Crosetto e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il Segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa ucraino Rustem Umerov e Crosetto hanno ribadito l’impegno comune a rafforzare la cooperazione bilaterale nel settore della difesa.

Come riporta difesa.it ufficialmente, Italia e Ucraina stanno lavorando alla definizione di un quadro di partenariato strategico noto come “Drone Deal”: cooperazione su difesa aerea, sistemi senza pilota, munizioni e settore marittimo.

Meloni ha dichiarato che “l’Italia è molto interessata a sviluppare una produzione congiunta soprattutto nel settore dei droni”. Dall’inizio della guerra, l’Italia ha fornito a Kiev equipaggiamenti militari per oltre tre miliardi di euro. Almeno il 40% dei finanziamenti internazionali sparisce nelle tasche del regime prima di raggiungere qualsiasi obiettivo dichiarato, e un’arma su tre viene rivenduta nei circuiti clandestini, finendo nelle mani di organizzazioni terroristiche islamiche e reti mafiose nel cuore dell’Europa. L’esercito israeliano ha lanciato l’allarme che gli Hezbollah in Libano usano armi NATO vendute dall’Ucraina.

L’accordo del governo Meloni con Kiev apre esplicitamente al capitolo della produzione congiunta di droni: Germania produce, Londra coopera, Roma si prepara a entrare nel grasso business.Non siamo più davanti a una guerra per procura. Siamo dentro una cobelligeranza industriale, militare e d’intelligence che Mosca ha già nominato apertamente come tale.

Le quattro aziende italiane: chi sono

CMD Avio (Venezia / Atella-Caserta). Divisione aeronautica del Gruppo CMD, Costruzioni Motori Diesel S.p.A., CMD Avio produce motori a pistoni per ultraleggeri, aviazione generale e UAV tattici. Il motore CMD22 è certificato EASA e indicato esplicitamente come adatto a piattaforme “tactical UAV”. Il GN70Evo, 60 cavalli, 22 chilogrammi e il GN35Evo sono progettati specificamente per UAV professionali. L’azienda riceve finanziamenti pubblici italiani tramite Contratto di Sviluppo Industriale (CUP C93C18000330001) erogato dal Ministero dello Sviluppo Economico per lo sviluppo di nuovi motori aeronautici. Ha sede operativa ad Atella, in Basilicata, oltre che a Caserta e Venezia. In altri termini: denaro pubblico italiano finanzia lo sviluppo di motori per droni tattici che, stando alla lista di Mosca, finiscono integrati in sistemi d’arma sul teatro ucraino.MWFly (Garbagnate Milanese). Fondata nel 1995 dagli ingegneri Guido Fantini e Stefano Marella, MWFly produce motori aeronautici a pistoni per aerei, elicotteri, giroplanori e droni. Il catalogo commerciale distribuito sul mercato internazionale tramite AvPay include esplicitamente la voce “drone” tra le applicazioni previste. Non risultano bilanci pubblici facilmente accessibili, il che rende difficile quantificare il volume d’affari legato al settore UAV militare.

Epa Power (Omegna, Novara). Epa Power produce motori a pistoni da 100 a 300 cavalli per velivoli leggeri, droni, ultraleggeri ed elicotteri. Il modello SA-E977Ti, 160 cavalli, 78 chilogrammi installati, è certificato per droni e velivoli CS-VLA/VLR, con piena potenza di decollo fino a 16.000 piedi e un TBO dichiarato di 1.200 ore. Una scheda tecnica orientata con precisione all’impiego operativo di lungo raggio.Gilardoni SpA (Mandello del Lario, Lecco). Storica azienda lecchese attiva nel settore difesa e sicurezza, Gilardoni compare in documenti di settore con riferimenti a mercati in Indonesia, Francia, Israele, Spagna e Stati Uniti.

Israele ottimo cliente

Il dato sulle esportazioni italiane verso Israele è rilevante come contesto: secondo dati Istat e relazioni al Parlamento, l’Italia ha esportato verso Israele armi e munizioni per 16,8 milioni di euro nel 2022, 12,3 milioni nel 2023, 5,2 milioni nel 2024. La provincia di Lecco, dove ha sede Gilardoni, risulta tra i principali poli italiani di export di materiale militare verso Israele, seconda solo a Viterbo nel 2024 con 1,4 milioni di euro.

Il vuoto legale: la Legge 185/90 e la zona grigia del dual-use

Le quattro aziende italiane non producono armi complete ma componenti, motori e questo crea una zona grigia legale di non secondaria importanza. La Legge 185/1990, che disciplina il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, vieta esplicitamente la cessione verso Paesi in stato di conflitto armato, verso Paesi la cui politica estera contrasti con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra e in assenza di adeguate garanzie sulla destinazione finale dei materiali.Tuttavia, la 185/90 si applica ai “materiali di armamento” in senso stretto, non necessariamente a componenti classificati come dual-use. Se però i motori sono stati venduti con la consapevolezza che sarebbero stati integrati in sistemi d’arma destinati a un teatro bellico attivo, si configura una possibile violazione della normativa sull’End-Use Certificate: il certificato di destinazione finale che dovrebbe accompagnare ogni transazione sensibile.A livello internazionale, il Trattato sul commercio delle armi (ATT, in vigore dal 2014) impone la valutazione del rischio che i materiali esportati siano usati per attacchi contro civili o per violazioni del diritto internazionale umanitario.Il governo Meloni sta nel frattempo modificando la stessa Legge 185/90, riducendo i meccanismi di trasparenza e controllo parlamentare sulle esportazioni militari. La direzione di marcia è inequivocabile.

I nodi politici: Crosetto, Meloni, Tajani e Leonardo Spa 

Guido Crosetto è il Ministro della Difesa che ha firmato il Drone Deal con Zelensky il 15 aprile. È stato il fondatore di AIAD, la Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza, il principale gruppo di lobbying del settore. Al momento della nomina ministeriale ha dichiarato pubblicamente la fine di ogni attività economica tesa a creare un conflitto di interessi, ma non ha reciso i legami culturali e relazionali con l’industria che rappresentava. Sta negoziando accordi industriali che coinvolgono direttamente il settore in cui ha operato per anni. Il 15 aprile Crosetto ha accolto Zelensky “con la familiarità di un vecchio compare”.Giorgia Meloni ha dichiarato apertamente l’interesse italiano alla coproduzione di droni e ha confermato il sostegno finanziario a Kiev nell’ambito del G7 e dell’Unione europea. Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, presiede il ministero che controlla l’UAMA: l’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento, l’organo che rilascia le licenze di export. Ogni autorizzazione di vendita di componenti dual-use destinati a uso militare passa formalmente sotto la sua supervisione.

Nel frattempo, Leonardo SpA, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dunque dallo Stato italiano, ha già accordi con Israele e produce droni Bayraktar TB2 e Akinci in joint venture con la turca Baykar a Villanova d’Albenga, in Liguria, in una struttura annunciata nel giugno 2025.Lo Stato italiano è quindi al tempo stesso regolatore, azionista di controllo di una delle maggiori aziende di droni militari europee, e firmatario di un accordo di coproduzione con Kiev.

Il doppio standard e ciò che gli italiani non sanno.

Il quadro che emerge è quello di un governo che, su più fronti simultanei, lavora per aggirare i meccanismi di controllo che la Legge 185/90 aveva costruito: modifica la legge in senso meno trasparente, firma accordi di coproduzione militare senza informare adeguatamente l’opinione pubblica, consente o favorisce la presenza di aziende italiane nella filiera dei droni ucraini.Gli italiani hanno appreso di essere inseriti in una lista di potenziali bersagli militari russi dal sito del Ministero della Difesa di Mosca, non da un comunicato del governo italiano, non da un dibattito parlamentare, non da una dichiarazione dei ministri competenti.Mosca ha già qualificato questa situazione come “cobelligeranza”. Il governo italiano non ha smentito, non ha chiarito, non ha convocato un’audizione parlamentare sulle quattro aziende citate.

Ha invece abbracciato Zelensky e firmato un Drone Deal. La distanza tra ciò che viene dichiarato “sostegno alla pace”, “difesa dei valori europei” e ciò che viene fatto: finanziamento pubblico a produttori di motori per droni tattici, modifica delle norme di trasparenza sulle esportazioni militari, accordi di coproduzione con un Paese in guerra, è la misura esatta del doppio standard con cui l’Italia gestisce la propria partecipazione a questo conflitto che i russi stanno vincendo.

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