Manuel M Buccarella
Volkswagen, la più grande azienda tedesca per fatturato e tra i primi produttori mondiali di automobili, ha chiuso il terzo trimestre del 2025 con un miliardo di perdite soprattutto a causa dei dazi, almeno così si è giustificata la casa automobilistica, ritenendo il risultato non del tutto negativo data la situazione. Dall’inizio dell’anno i profitti sono crollati di oltre il 60%. Persino la Porsche, una volta fiore all’occhiello del gruppo, se la passa molto male.
Considerando che da Volkswagen dipendono migliaia di imprese non solo tedesche ma anche centro ed est-europee, italiane, balcaniche, questo crollo avrà un effetto a catena spaventoso sull’industria del continente. Questo è l’autunno della manifattura europea, ma sta per arrivare l’inverno. Basterà la prevista parziale conversione dell’automotive in fabbrica di guerra?
La Volkswagen sta valutando la riconversione di alcuni stabilimenti per la produzione militare, in risposta al riarmo tedesco e alla crisi dell’industria automobilistica. In particolare, lo stabilimento di Osnabrück, ove viene assemblata la T- Roc e previsto in chiusura nel 2027, è considerato idoneo per la produzione di veicoli militari da parte di aziende come Rheinmetall, anche se sono necessari investimenti e contratti a lungo termine da parte del governo.
L’azienda ha manifestato la propria disponibilità a discutere questa possibilità, soprattutto per trovare alternative economicamente sostenibili per gli stabilimenti in crisi.
