CISGIORDANIA, SI STANNO PRENDENDO TUTTO

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CISGIORDANIA, SI STANNO PRENDENDO TUTTO

Alfredo Facchini

All’alba. Ruspe, elicotteri, blindati. La nuova operazione terroristica dell’Idf – battezzata “Cinque pietre” – piomba su Tubas e sui villaggi attorno nella Cisgiordania settentrionale. Sessanta arresti, decine di case devastate, una trentina di civili costretti ad abbandonare le loro abitazioni. A essere trascinato via, tra gli altri, anche Samir Basharat, il sindaco di Tammun. Scuole chiuse. Strade bloccate. I droni volano bassi, mentre soldati mascherati irrompono nelle case, buttano giù porte, umiliano padri, terrorizzano bambini.

È occupazione pura, dichiarata. È l’estensione fisica e simbolica di uno Stato terrorista che non ha bisogno di maschere diplomatiche. L’hanno detto chiaro: “Ora siamo ovunque”. Nessuna finzione. Nessuna vergogna. Solo il dominio nudo, armato e impunito.

Nel campo profughi di Faraa, già colpito a febbraio, come a Jenin, come a Nablus, lo schema è lo stesso: si entra, si distrugge, si arresta, si lascia un deserto di macerie e paura.

E si chiama tutto questo “lotta al terrorismo”. Un lessico inventato per coprire quello che, in termini reali, è apartheid armato, controllo etnico, pulizia sistematica a bassa intensità.

Ma non si tratta solo di militari sul terreno. L’assedio oggi ha un volto anche istituzionale, legislativo, parlamentare. Nella Knesset, è in corso l’altra operazione, quella che lavora carta e legge per dare corpo legale all’occupazione. Il 22 ottobre, la Knesset ha approvato in prima lettura il disegno di legge per annettere formalmente la Cisgiordania. Un atto scritto nero su bianco: la volontà di imporre la sovranità israeliana su un territorio palestinese occupato da oltre mezzo secolo, già soffocato da check-point, coloni armati, demolizioni e raid notturni.E non è nemmeno la prima volta. Lo scorso luglio, lo stesso parlamento aveva votato una mozione simbolica con 71 voti a favore: dichiarava che “la Giudea e la Samaria” sono “parte inseparabile della terra d’Israele”. Era una prova muscolare, un messaggio interno ed esterno: la conquista non si ferma, anzi si regolarizza.Ma questo è solo l’inizio. Perché l’idea è chiara: sostituire l’Autorità Palestinese – ormai delegittimata e complice – con un’amministrazione militare totale, con uno stato di guerra permanente. Uno scatto verso l’annessione definitiva.

E mentre i bulldozer abbattono case e risoluzioni, l’Occidente sta zitto. Complice. Pavido. Distratto.

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