SURVIVING GAZA

0comments 1.8 mins read
SURVIVING GAZA

Alfredo Facchini

Un anno fa avevo accompagnato questa foto in prima pagina così:Lui è Mahmoud Ajjour.Cos’altro c’è da scrivere.Da allora il suo volto continua a tornarmi addosso. Non per l’eccezione, ma per la regola che rappresenta. Migliaia di ragazzini a Gaza vivono con un corpo che porta il segno del Genocidio prima ancora dell’adolescenza. Quell’immagine discute da sola con chi la guarda. Mahmoud è solo il nome che ricordiamo. Dietro di lui c’è una folla di coetanei senza foto, senza didascalia, senza un titolo in grassetto.

Ogni volta che si ripete che “la situazione a Gaza resta tragica”, basta tornare a quella foto. Il busto esile, le ferite che interrompono la crescita, lo sguardo fisso oltre l’inquadratura. Tutto racchiuso lì. Tutto ancora lì, un anno dopo, mentre altri bambini finiscono per assomigliargli. È tutto lì.Chi sopravvive cresce dentro un mondo che li ha già marchiati. E questa è la parte che nessun commento riesce a contenere. Mahmoud è l’inizio di un elenco che, giorno dopo giorno, si allunga. E continua a chiederci che cosa vogliamo far finta di non vedere.

La foto di Mahmoud Ajjour in prima pagina sul New York Times non è un esercizio di pietà: è la prova visiva di ciò che accade a Gaza. Le parole dell’articolo parlano di amputazioni, corpi sfigurati, danni cerebrali. Non si tratta di “effetti collaterali”, ma del risultato diretto di una strategia militare che colpisce i minori in proporzioni enormi.Il giornale elenca le ferite come un referto, ma basta la frase riportata tra virgolette per capire tutto: un ragazzino che chiede alla madre di grattargli la testa perché non ha più le braccia. È questo il livello reale della devastazione dietro le farneticazioni geopolitiche.

Ogni bambino nelle condizioni di Mahmoud dimostra che la guerra non è stata condotta contro un esercito, ma contro una popolazione civile schiacciata e resa menomata anche per i gesti più elementari.

La foto di Mahmoud non chiede indulgenza né commiserazione. È una prova. E mette in chiaro che chi continua a sostenere uno Stato terrorista governato da sociopatici, direttamente o indirettamente, è parte della macchina che sta producendo una generazione di bambini violati per sempre.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.