Economia di guerra: i titoli dell’industria della morte schizzano in alto

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Economia di guerra: i titoli dell’industria della morte schizzano in alto

Manuel M Buccarella

L’Europa si sta preparando alla terza guerra mondiale – si spera solo a parole – ed il nemico sarebbe praticamente unico, la Federazione Russa di Vladimir Putin. Un nemico per molti versi immaginario, quanto meno per l’Italia ed i Paesi piú lontani dal fronte orientale (ma poi secondo la Von der Leyen e la sua Commissione ci sarebbe poi la “sindrome cinese”, ossia il possibile pericolo cinese e l’Africa del Mali e del Burkina Faso, anche, in chiave anticolonialista).

Il ReArm Europe, che fu presentato il 4 marzo 2025, pare stia dando grandi frutti, per chi ne ha interesse diretto ovviamente. Guarda caso, il giorno prima è partita una impennata dei titoli delle società del riarmo con risultati strabilianti. Leonardo valeva 8 miliardi a fine 2024, oggi ne vale 27, mentre Rheinmetall ne valeva 12 e ora ne vale 67, con un rapporto tra il prezzo delle azioni e gli utili pari a 80! Più in generale gli indici delle società della difesa hanno registrato una crescita del 200%, più di tre volte quella delle Borse americane.

“Numerosi paesi europei mettono soldi pubblici in direzione del riarmo – osserva lo storico Alessandro Volpi – e la finanza, a cominciare dai grandi gestori americani del risparmio, fa una montagna di soldi sfruttando il nuovo filone aurifero del capitalismo finanziario. Trump e Putin inscenano un processo di pacificazione, gli europei alzano lo posta a tutela dell’Ucraina e le spese militari erodono lo Stato sociale rendendo il remunerativo investimento finanziario in armi obbligatorio per la gran massa dei risparmiatori, a cui sarà chiesto di arruolarsi per difendere la libertà europea e i loro fondi pensionistici”.

Un modello di impresa.Difesa made in Italy

Il Ministero delle imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, secondo quanto emerge dagli allegati della Legge di Bilancio 2026, dispone di 25 miliardi di euro, di cui 11 sono destinati ad industrie della difesa.

In sostanza più del 40% degli investimenti industriali italiani vanno al riarmo. “Mi sembra chiaro quale sia il modello di impresa – e di made in Italy – del governo Meloni”, afferma sarcasticamente il professore Volpi.

Nel frattempo il rapporto prezzo/utili per Leonardo si colloca intorno a 30 mentre la media per le società quotate italiane è 1/10. Non male per un paese che ha 4,5 milioni di imprese e solo poco più di 200 imprese legate alle armi.

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