OGGI LA PIAZZA CHIAMA

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OGGI LA PIAZZA CHIAMA

Alfredo Facchini

La falsa tregua presentata come “pace” non ha cambiato nulla sul terreno. Ha semplicemente oscurato il massacro. Spinto altrove l’attenzione. Allentato la pressione. E mentre cala il rumore, cresce la tentazione di abbassare la guardia. È qui che ci vogliono: un passo indietro, sparsi, con il fiato corto dopo mesi di mobilitazione.Per questo serve uno scatto collettivo. Tenere ferma la rotta. Non concedere neppure un millimetro all’idea che “ormai è finita”. Ogni volta che ci ritiriamo, rafforzano la gabbia.

Oggi si torna in strada. A Roma, a Porta San Paolo, alle 14. È un luogo che parla da sé: un varco della città in cui generazioni hanno difeso la propria dignità. Lì si misura la nostra tenuta. È il momento esatto in cui bisogna respingere l’inerzia. Nessuno verrà a sostituirci. Nessuno farà il lavoro al posto nostro.

La storia la spingono avanti quelli che ci sono. Oggi serve esserci. Portando con sé il filo che tiene unita una comunità che non accetta di diventare complice.Si va in piazza per Gaza. Si va in piazza per non spezzare la continuità di una battaglia che non ammette intervalli.

Porta San Paolo, alle 14. Andiamo. Toglieremo al silenzio l’illusione di averci già sopraffatti.

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