A Davos, dove si è tenuto l’ennesimo World Economic Forum, Jared Kushner, immobiliarista genero di Donald Trump, ha presentato il progetto “New Gaza”, che prevede la costruzione di 180 grattacieli, tra resort di lusso, centri dati, super hotel e altri divertimenti per miliardari, in un territorio dove si è compiuto un genocidio, dove continuano ad essere uccisi palestinesi e dove è, di fatto, “previsto lo spostamento forzato della popolazione in una sorta di pulizia etnica narrata come una fiaba per bambini distopici”, scrive su Facebook il professor Alessandro Volpi.
“Il dramma – continua lo storico dell’economia – che tutto questo avviene in un luogo, Davos, dove sono presenti capi di Stato e di governo di paesi che si autodefiniscono democratici e le grandi istituzioni internazionali che dovrebbero difendere il diritto internazionale”.
La contraddizione di cui sopra è però presto spiegata: Davos è stato presieduto da Larry Fink, ceo di BlackRock, il più grande gestore di risparmi al mondo, istituzione impegnata in tutti i possibili affari del mondo, dalla finanza all’industria bellica alle tecnologie etc. etc. e che è specializzata nella gestione dei patrimoni, senza confini statuali. Istituzione finanziaria candidata a partecipare sia alla ricostruzione dell’Ucraina che a quella di Gaza.
“L’obiettivo dichiarato in pressoché tutti i panel è stato quello di convincere la maggior parte della popolazione mondiale ad affidare i propri risparmi al sistema finanziario guidato dai colossi come BlackRock, utilizzando qualsiasi strumento, dalla tokenizzazione, alla creazione di prodotti finanziari a costi bassissimi, alla digitalizzazione dei trasferimenti monetari: l’idea, micidiale, è quella di ridurre in maniera netta, la distanza fra il detentore di denaro, anche il più povero, e la finanza dei grandi fondi, in grado così di sorreggere un capitalismo che non è più in grado di produrre valore reale. In pratica a Davos si è celebrata l’idea per cui tutti i proletari-risparmiatori devono unirsi per sostenere il capitalismo dei super ricchi e i loro jet privati”, conclude Volpi.
