Rino Operoso
Ho sempre considerato il Kossovo come la pietra angolare con cui di colpo l’Europa su diktat americano (all’epoca Clinton, ovviamente Dem) ha tradito tutta la sua storia recente e le stesse basi politiche del Dopoguerra (riassumibili in un: “giusti o meno, i confini della seconda guerra mondiale non si toccano”).
Questa dottrina è stata buttata a mare per il Kossovo, un angolo povero e sperduto della Jugoslavia al centro di tensioni etniche tra serbi e minoranza albanese (alimentate a lungo dall’esterno) e sopite solo da un largo status di provincia autonoma (come per la Vojvodina, a minoranza ungherese) , all’interno dello Stato serbo, a sua volta parte della repubblica federale di Jugoslavia.Le guerre jugoslave sono state l’occasione non solo per dividere uno Stato non allineato, in posizione chiave e di media grandezza (ricordo bene l’immediato e criminale riconoscimento Vaticano e subito dopo tedesco e francese di Slovenia e Croazia) ma per sancire anche la legittimità di aizzare una secessione interna, coperta dalla più grande porcata politica spacciata come diritto: “l’autodeterminazione dei popoli”.È un vecchio refrain americano utilizzato già da Wilson alla fine della prima guerra mondiale per smembrare l’Impero austro-ungarico (ovviamente venne applicata solo dai vincitori a danno degli sconfitti, e infatti diventerà subito una delle armi diplomatiche di Hitler per rivendicare Sudeti, Austria etc. con la frase “ci sono tedeschi lì!”) e rispolverato da Clinton in tutta fretta tra il 1999 e il 2006.E se le scelte idiote di Wilson avevano creato i prodromi della seconda guerra mondiale, quelle criminali di Clinton (appoggiate dai socialisti UE assortiti da Blair e Schroeder a Prodi/D’Alema) hanno destabilizzato di nuovo e definitivamente l’Europa.
Nel 2008 incontrai a Mosca un ex-consulente di D’Alema al ministero degli Esteri (secondo governo Prodi): lo avevano parcheggiato in FinMeccanica (che è un’azienda di Stato con cui di solito vendiamo soprattutto armi e tecnologie militari), filiale russa, forse per i suoi studi di lingue slave e per le sue indiscutibili capacità diplomatiche. Chiacchierando dall’alto della Lotte Tower, tra un cocktail e un karaoke, gli dissi che consideravo il riconoscimento del Kossovo una follia e lui mi rispose che il trattato formale, nonché tutte le fasi preparatorie del riconoscimento, beh lo aveva scritto tutto lui, beninteso su input politico del ministro e del governo. Ciononostante considerava lui per primo quel trattato una porcata, un errore madornale che “disattendeva tutta la storia politica e diplomatica del Dopoguerra”, disse proprio così.
Dal Kossovo discendono tutti i guai europei fino ad oggi. Chi non lo capisce semplicemente non vuole guardare la realtà o ama farsi le regole su misura, a intermittenza a seconda della convenienza.Oppure è un imbecille.Ma non ci sono imbecilli nelle cancellerie europee, solo tanti attori in malafede che per un vantaggio di breve periodo sono disposti a creare impunemente danni pluriennali. Disposti a spingere una superpotenza atomica come la Russia in un angolo, provocandone la inevitabile reazione senza preoccuparsi delle tragiche conseguenze future per tutti noi. Far passare il principio che una regione può dichiarare l’indipendenza da uno Stato semplicemente perché ha una minoranza etnica che lo vuole (ma che spesso è maggioranza nella regione) vuol dire mettere a rischio l’unità di qualunque Stato europeo, dalla Spagna alla Francia, dalla Romania alla Polonia, dal Belgio all’Italia, dalla Moldavia appunto all’Ucraina.La stessa Russia si è trovata al centro di queste tensioni (anche se la Cecenia è una repubblica federata, quindi con status diverso da una regione) e ne ha pure approfittato per le secessioni filorusse di Abkhasia, Transnistria e Ossezia del Nord.Ma occorreva assolutamente fare passare questo principio per il Kossovo: uno stato ancora oggi de facto inesistente che dipende in tutto dalla Serbia, dove non esiste polizia ma solo clan corrottissimi al centro di ogni traffico e in testa alle liste dell’Interpol. Ovviamente però in Kossovo oggi c’è una nuova enorme base militare americana, che era dunque l’unica priorità dell’autodeterminazione evidentemente.Ah, le tensioni, gli omicidi, gli attentati e le ritorsioni non sono finite, semplicemente hanno spento il faro della CNN per accenderlo altrove.
Con questa crisi prepariamoci ad avere un rigurgito di guerra anche in Kossovo e pure in Bosnia (ormai in mano ai petrodollari wahabiti) e forse in Moldova e in Georgia. La Russia all’epoca non gradì affatto la guerra jugoslavia (che era pur sempre un paese amico anche se non più un alleato strategico) ma era troppo debole per opporsi. Ma quando Milosevic morì in carcere all’Aja gli fece avere funerali di Stato a Mosca.Un segnale forte che però venne ignorato dai partner occidentali.
Con la Jugoslavia intanto erano partite le prove generali della “guerra in tv”: satelliti che mostravano fosse comuni, genocidi, stragi, lager e stupri tutti puntualmente documentati via cavo. I cattivi del western erano (e sono ancora) solo i serbi, gli unici imputati e direttamente colpevoli di ogni nefandezza. Ovviamente mass media e politici confondevano volentieri i serbi di Bosnia (che sono tuttora il 49% della popolazione con il 51% del territorio federato) coi serbi di Jugoslavia. Tutto ciò è servito a dare la reputazione di bad boy direttamente a Milosevic di modo che, quando la NATO (altro che alleanza difensiva!) attaccò la Jugoslavia, lui era già diventato il primo di una lunga serie di “dittatori” da abbattere.Per farlo bombardammo le città serbe (l’Italia era coinvolta con le basi NATO e si dice anche l’Aeronautica, anche se non lo hanno mai ammesso) con buona pace dei civili innocenti (definiti danni collaterali) e questo appena 23 anni fa (altro che 70 anni di pace!).Esattamente allora come oggi i bambini serbi o russi non fanno pena come quelli bosniaci o ucraini. Poco importa se poi i bambini russi sarebbero poi cittadini ucraini di minoranza russa e se sia l’esercito ucraino ad ammazzarli nelle città secessioniste di Lugan’sk e Donetsk.
Ci siamo commossi per l’assedio di Sarajevo ma abbiamo taciuto per quello del Donbass, anche se in entrambi i casi l’obbiettivo non erano i militari ma appunto i civili.C’è una differenza però: in Bosnia erano le bande paramilitari serbe di Mladic a sparare sui cittadini di Sarajevo, in Ucraina a farlo da 8 anni è direttamente l’esercito ucraino (e il battaglione neonazista Azov, inquadrato nei suoi ranghi).
Ho vari amici profughi da Lugan’sk (gli hanno bombardato la casa) che sono riparati in Russia ottenendo dopo anni anche il passaporto perché loro come profughi di guerra esistono solo per la Russia.L’alto commissario per i rifugiati dell’ONU si girava dall’altra parte, così come la UE, che intanto stringeva le mani insanguinate di Poroshenko e dei suoi ministri nazisti (con Boldrini e Von der Leyen in testa a ricevere e abbracciare) tappandosi naso e occhi pur di portare l’Ucraina nel campo NATO. Lo stesso copione jugoslavo (barbarie, atrocità, gas sui nemici, ospedali bombardati, opposizione democratica etc etc) da allora lo abbiamo visto proiettare enne volte, sempre identico, sempre piu finto e stucchevole.La versione “Ucraina 2022” è l’ennesimo remake ma senza il finale dell’intervento liberatore del 7° cavalleggeri americano, ma con l’isolamento mondiale della Russia e dei russi, tutti di colpo feroci cosacchi assassini, con buona pace di inclusività, empatia, antirazzismo, tolleranza etc con cui a parole noi siamo sempre i “più buoni”.Isolamento che non funzionerà per altro, se non per parte dell’Occidente, dimostrando per la prima volta che i pesi si sono spostati e che l’Asia non ha più bisogno di noi. La Russia intanto oggi non è più debole, il suo presidente non è più un alcolizzato corruttibile e soprattutto l’agenda russa di interessi nazionali, priorità e sicurezza ha oggi al primo posto la parola Ucraina, mentre quella economico-finanziaria ha la parola Asia. Potete definire Putin (come fanno da almeno dieci anni mass-media, politici e perfino Biden) mafioso, dittatore, assassino, criminale, ma anche stronzo e figlio di puttana se la cosa vi dà soddisfazione… Tutto ciò non cambierà però la situazione: Putin non lo compri e non lo fermi, né militarmente, né economicamente (ma magari credete alle sanzioni, così come credete alla CNN. Anzi se lo provochi deliberatamente (cioè quello che abbiamo fatto noi con l’Ucraina) è pure peggio. La Cina intanto è in grado di assorbire tutta la domanda lasciata libera da UE mentre invece noi non abbiamo grandi alternative.Il debito pubblico americano è in mani cinesi (e giapponesi ndr).Dunque possono far crollare il dollaro in qualunque momento.
Se domani Russia e Cina fanno saltare le transazioni in dollari del petrolio usando una criptovaluta ad hoc sarà peggio del 1929.Altro che Swift.Usare le leve finanziarie per ricattare i Paesi è schifoso ma oggi anche un’arma a doppio taglio.Ripeto: l’America impari che non è il gendarme del mondo e nemmeno il suo banchiere.Costruire istituzioni dal respiro mondiale ma a controllo americano è idiota, perché vuol dire spingere i nemici a fare i propri circuiti, siano essi finanziari, economici, informatici o mediatici. Una frammentazione miope, come per le dogane o le frontiere. L’idea che gli USA sfacciatamente affermino che, dalla Banca Mondiale al FMI, dalla Fifa al Cio, dallo swift al www, loro fanno quello che vogliono, e aprono e chiudono quando vogliono, è un crimine, un atto di guerra e una subordinazione inaccettabile che infatti non sarà più accettata.Certo, rispetto a radere al suolo Iraq, Afghanistan, Siria e Libia… beh è ancora nulla.
Un giorno gli Usa non saranno nemmeno più “primus inter pares” altro che “dux et caesar”.E quel giorno il Mondo avrà meno guerre.
