Wayne Shorter dal bebop al jazz modale alla fusion

0comments 1.87 mins read
Wayne Shorter dal bebop al jazz modale alla fusion

Manuel M Buccarella

Tre anni fa, il 2 marzo 2023, ci lasciava a quasi 90 anni Wayne Shorter, uno dei più grandi sassofonisti della storia ed un grande innovatore della musica.

Il grande sassofonista e compositore nacque il 25 agosto 1933 a Newark, New Jersey.È stato un protagonista della musica del 900 come pure del nuovo secolo. Ha sperimentato vari passaggi nel jazz, assurgendo a tutti gli effetti tra i suoi migliori rappresentanti in tutto il mondo. Punto di riferimento per il jazz modale, ha collaborato con molti grandi artisti.Dal 1959 al 1964 è impegnato con i Jazz Messengers di Art Blakey. Storico l’ingresso nel Miles Davis Quintet, dal 1964 al 1970. L’anno dopo collabora alla fondazione dei grandi Weather Report. Proficua anche la produzione propria.

“Speak No Evil”

“Speak No Evil” è il sesto album di Wayne Shorter. Fu pubblicato nel giugno 1966 dalla grande Blue Note Records. Nel disco la musica combina elementi di hard bop e modal jazz, grazie alla partecipazione di musicisti eccellenti come il trombettista Freddie Hubbard, il pianista Herbie Hancock, il bassista Ron Carter e il batterista Elvin Jones. Carter ed Hancock vengono dal quintetto di Miles Davis, di cui fa parte anche Shorter. Indizio probabilmente di per sé sufficiente ad anticipare le tantissime qualità tecniche e creative di cui è pervaso l’intero disco.

“Speak No Evil” è uno dei numerosi album registrati da Shorter per Blue Note nel 1964, il suo primo anno come membro del quintetto di Miles Davis. L’album è generalmente considerato uno dei migliori di Shorter e anche uno dei cavalli di battaglia del catalogo Blue Note. La Penguin Guide to Jazz ha selezionato questo album come parte della sua “Core Collection”, definendolo “il disco di gran lunga più soddisfacente di Shorter”.Murray Horwitz ha dichiarato nel 2001 che “Speak No Evil” è una sorta di consolidamento dell’eccellenza compositiva di Wayne Shorter. È così completo, coerente e di ampio respiro. È quasi un manifesto per le sue idee. Quelle idee erano nuove 40 anni fa, ma lo sono ancora oggi.”L’autore di Rough Guide Ian Carr ha scritto che è “un album classico sia in termini di composizione che di improvvisazione, ed è stato fonte di ispirazione per molti musicisti”.

Da questo disco a dir poco eccezionale ascoltiamo la titletrack, “Speak No Evil”.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.