Alfredo Facchini
Venerdì 11 marzo 1977. Bologna. I fatti sono andati pressappoco così. All’ora di pranzo, sotto i portici di via Mascarella, sei colpi di pistola fendono l’aria. Uno solo basta. Colpisce un compagno che sta correndo. Si chiama Francesco Lorusso. Cade a pochi passi dal civico 37. Muore quasi subito.
La mattina era iniziata con un’assemblea di studenti di Comunione e Liberazione all’Istituto di Anatomia, in via Irnerio. Alcuni compagni del Movimento irrompono nell’aula. Il servizio d’ordine di CL li respinge. Spintoni, pugni. Il rettore chiama la polizia. Il questore manda carabinieri e celere. Da lì la miccia brucia veloce.
La celere carica. Manganelli, lacrimogeni. Gli studenti rispondono con sanpietrini. Tra piazza Verdi e via Zamboni partono le molotov. Il quartiere universitario si accende. Un camion dei carabinieri arriva all’incrocio tra via Irnerio e via Centotrecento. Alla guida c’è Massimo Tramontani, carabiniere di leva. Scende dal mezzo con un fucile Winchester. Spara dodici colpi ad altezza d’uomo. Non colpisce nessuno.
Francesco arriva nella zona dopo aver studiato tutta la mattina a casa di un amico. Quando sente delle cariche non torna indietro. È stato nel servizio d’ordine di Lotta Continua. Non scappa. In via Mascarella lo scontro riprende. Secondo la versione ufficiale una molotov sfiora il camion dei carabinieri. Tramontani scende di nuovo, questa volta con la pistola Beretta calibro 9. Spara verso i portici.
Uno di quei colpi entra nel torace di Francesco. Fa pochi passi. Poi crolla. Accanto a lui c’è Beppe Ramina, ex segretario regionale di Lotta Continua. Francesco riesce a dire soltanto: “Mi hanno beccato.”
Alle 13:30 Radio Alice diffonde la notizia. Piazza Verdi si riempie di rabbia. Nel pomeriggio migliaia di studenti scendono in strada. Il centro di Bologna diventa un campo di battaglia. Barricate, sassi, molotov. Gli scontri continuano tutta la notte e il giorno dopo. E da quel giorno Bologna non sarà più la stessa.
La mala giustizia segue il solito percorso. Il primo magistrato chiede l’archiviazione. La legge Reale copre il carabiniere. Uso legittimo delle armi.
Un altro giudice prova a incriminare Tramontani per omicidio preterintenzionale. Dura poco. La Corte annulla tutto. Il carabiniere ha sparato, sì, ma legalmente. La Cassazione nel 1983 chiude definitivamente il caso.
Nessun colpevole.

