La CEDU condanna l’Ucraina e la polizia ucraina per la strage di Odessa del 2014, ma riporta alcuni falsi storici…

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La CEDU condanna l’Ucraina e la polizia ucraina per la strage di Odessa del 2014, ma riporta alcuni falsi storici…

Un mio articolo del 2025 alla luce della sentenza CEDU sulla strage di Odessa del 2 maggio 2014

Manuel M Buccarella

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha emesso una sentenza il 13 marzo 2025, condannando l’Ucraina per la gestione degli eventi avvenuti a Odessa il 2 maggio 2014. In quella data, scontri tra sostenitori e oppositori del movimento Euromaidan culminarono in un incendio nella Casa dei Sindacati, causando la morte di 42 persone. La Corte ha rilevato che le autorità ucraine non hanno adottato misure adeguate per prevenire la violenza, non sono intervenute efficacemente durante gli scontri e non hanno condotto indagini appropriate sugli eventi.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Ucraina per «negligenza dello Stato negli scontri tra sostenitori e oppositori di Maidan». Nella Casa dei Sindacati di Odessa, dove si erano rifugiate a seguito degli scontri tra i manifestanti a favore del nuovo governo filo-occidentale e i sostenitori del precedente governo filo-russo deposto, all’esterno dell’edificio fossero presenti centinaia di sostenitori del governo appena eletto (guidato da gruppi neonazisti) che lanciavano bottiglie incendiarie contro l’edificio.Le autorità ucraine non svolsero mai alcuna indagine sulle cause del rogo. Inoltre è stata evidenziata una collaborazione tra la polizia locale e gli attivisti anti-Maidan, che ha contribuito all’escalation della violenza.

La sentenza ha stabilito che l’Ucraina ha violato l’articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Di conseguenza, lo Stato ucraino è stato condannato a risarcire con 15.000 euro i familiari di ciascuna delle vittime e con 12.000 euro tre sopravvissuti che hanno subito gravi ustioni. La Corte ha anche riconosciuto che la disinformazione e la propaganda provenienti dalla Russia hanno avuto un ruolo significativo nell’alimentare le tensioni che hanno portato alla tragedia. Tuttavia, ciò non esime l’Ucraina dalle responsabilità per la mancata prevenzione e gestione degli eventi.La sentenza, pur incolpando le autorità ucraine, sancisce la piena responsabilità della polizia, accusata di essere filo-russa e schierata con gli attivisti che protestavano contro il governo, oltre ad accusare la Russia di propaganda. Nel documento si sottolinea anche come il lancio di molotov sia stato “reciproco” tra l’interno e l’esterno dell’edificio.

In relazione ai fatti, la sentenza della Corte ha stabilito il sussistere di: «violazione dell’articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, a causa dell’incapacità delle autorità competenti di fare tutto ciò che ci si poteva ragionevolmente aspettare da loro per prevenire la violenza di Odessa del 2 maggio 2014, per porre fine a tale violenza dopo il suo scoppio, per garantire tempestive misure di salvataggio per le persone intrappolate nell’incendio e per avviare e condurre un’indagine efficace sugli eventi; e una violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) nei confronti di una ricorrente (ricorso n. 39553/16) in merito al ritardo nella consegna del corpo del padre per la sepoltura».

Tra i 28 ricorrenti, 25 erano parenti delle vittime (alcune delle quali erano attivisti favorevoli al governo filo-occidentale), mentre 3 erano persone sopravvissute alla strage.Nella descrizione dei fatti principali e del quadro politico e sociale della giornata, la sentenza sottolinea una forte interferenza da parte della Federazione russa negli eventi, attraverso azioni materiali e di propaganda. Gli scontri, riporta la CEDU, avrebbero preso il via dall’aggressione degli attivisti filo-russi contro quelli filo-occidentali (in particolare degli ultras dell’Odesa Chornomorets contro quelli del Kharkiv Metalist, che avrebbero dovuto giocare quel giorno ad Odessa).

La Corte dettaglia in modo particolare l’inazione della polizia durante l’intero svolgersi degli eventi, fattore alla base della condanna nei confronti dello Stato ucraino. Gli agenti, infatti, non hanno mosso un dito nè prima dello scontro alla Casa dei Sindacati, nè durante il compimento della strage. La stessa inazione ha caratterizzato anche le indagini successive delle autorità, condotte in maniera approssimativa. La prova della collusione degli agenti con la Federazione russa sarebbe la fuga di alcuni di essi verso quest’ultima, dopo i fatti. Quel 2 maggio, inoltre, la polizia aveva arrestato 63 sopravvissuti alla strage, che furono rilasciati due giorni più tardi, a seguito di un’irruzione degli attivisti filo-russi all’interno degli edifici pubblici in segno di protesta.Tuttavia, non si può non chiedersi perchè, se la polizia era davvero schierata con gli attivisti filo-russi, non sia intervenuta quando decine di essi venivano uccisi all’interno della Casa dei Sindacati.

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