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L’atteso ritorno del Patto di stabilità europeo con la regola del rapporto deficit/Pil al 3% e del 60% debito/Pil agita lo spettro di un nuovo commissariamento. L’ Italia non rispetta tali condizioni. Il Nadef appena licenziato prevede una manovra in deficit, al 5,3%, mentre il debito pubblico monstre va al 140,2% rispetto al Pil.
Numeri che fanno temere un nuovo intervento della Commissione Ue e della Troika come nel 2011, con le dimissioni del governo Berlusconi e l’insediamento di un governo tecnico guidato da Mario Monti, gradito a Bruxelles e Francoforte. Segnali arrivano anche dall’ aumento dello spread e degli interessi che lo Stato italiano dovrà corrispondere sui bond. Lo spread negli scorsi giorni ha praticamente raggiunto i 200 basis points, mentre oggi ha rallentato a 189.
Il governo comunque, per bocca di Giorgia Meloni e del vicepremier Tajani, rassicura dicendo di non tenere né lo spread né un ventilato governo tecnico. Già venerdì, da Malta, la Meloni così ha liquidato la questione: “È la speranza dei soliti noti, ma temo che questa speranza non si tradurrà in realtà. Voglio tranquillizzare: il governo sta bene, la situazione è complessa ma l’abbiamo maneggiata con serietà”.
Anche dall’ opposizione Giuseppe Conte (M5S) respinge l’ idea di un intervento europeo, richiamando il governo alle responsabilità assunte davanti agli elettori, proponendo in alternativa nuove elezioni. Anche la Meloni propone, in alternativa al commissariamento, il ritorno alle urne.
